L'immagine sbiadita di una città sbiadita dove, malgrado tutto, c'è ancora chi lotta per essere un'anima viva.

mercoledì 14 ottobre 2009

MESSINA VERSO L’ APERTURA DEI CANTIERI DEL PONTE. SEMBREREBBE RIDICOLO MA INVECE E’ COSI’.

Berlusconi e Matteoli continuano a ribadire che la data d’inizio dei lavori del Ponte sullo Stretto di Messina non viene messa in discussione e sarà nel Dicembre del 2010.
E’ evidente l’estremo imbarazzo del Sindaco e della sua Giunta di fronte a queste recenti dichiarazioni. Nessuna risposta è stata data, nessuno dei nostri amministratori si è permesso di dire che Messina non è pronta e che forse il capitolo ponte e la fase di cantierizzazione dovrebbero essere rimandati.
Vari sono gli aspetti e le problematiche che avrebbero dovuto segnalare al governo i nostri amministratori locali, invece siamo di fronte all’ ennesima dimostrazione della loro inadeguatezza e totale irresponsabilità politica.
Cito alcuni esempi per i quali ritengo un atto di totale ingenuità il dichiarare di far cominciare i lavori del Ponte già dal prossimo anno.

1. Mentre parlano di apertura dei cantieri del Ponte, a Giampilieri, Altolia, Molino, Briga Marina, Briga Superiore, Ponte Schiavo, si continua a scavare e forse dovranno evacuare anche altre persone. Non si è ancora deciso quale strategia mettere in campo per affrontare il problema degli sfollati e di come fare per restituirgli la quotidianità: se intervenire con la messa in sicurezza dei loro paesi o costruire nuove case altrove. E dove non si sa, perché in questa città non ci sono più spazi.

2. Non si ha ancora un quadro preciso sulla situazione degli altri villaggi in prossimità di torrenti e colline soggette a dissesto, i quali rischiano un disastro simile a quello di Giampilieri.
Inoltre non si è mai intervenuti sulla situazione critica di alcune frazioni che ogni anno vengono isolate per frane. Per citare qualche esempio, la strada che va da Bordonaro a Cumia Superiore viene interrotta quasi ad ogni maltempo, costringendo gli abitanti dei villaggi a percorrere la strada del torrente che, oltre ad essere dissestata, quando cala il buio diventa luogo di scippi e aggressioni ai danni degli abitanti dei villaggi. Ma questo è il gioco e il balletto delle responsabilità. Dopo quasi due settimane dal disastro di Giampilieri, non è stata data una risposta precisa sul perché dei ritardi dei lavori di messa in sicurezza della montagna.

3. Messina scarseggia di strade alternative alle vie principali: un’ interruzione di una strada principale della zona sud o della zona nord produce un effetto a catena sul traffico di tutta la città. Se poi aggiungiamo il fatto che non esistono corsie per i mezzi di soccorso, il tutto diventa ancora più problematico. Una situazione di emergenza può trasformarsi immediatamente in una tragedia.
In alcuni rioni della zona sud come ad esempio Contesse, il movimento di carico e scarico merci delle diverse attività commerciali, ogni giorno blocca il traffico di tutto il villaggio, a volte non lasciando spazio neanche al semplice passaggio pedonale.

4. Un altro punto è che non si ha soprattutto, e lo si è visto nel caso specifico di Giampilieri, una classe dirigente capace di poter gestire la fase dei lavori di costruzione dell’ opera.

E’ evidente che qui non si sta facendo nessuna previsione da veggente o che derivi dalla contrarietà assoluta all’ opera del Ponte, ma si sta soltanto facendo una valutazione oggettiva della reale e attuale situazione della città.
Quindi basta con queste affermazioni e conclusioni frutto soltanto di assoluta idiozia, Messina non sarebbe in grado di sostenere anni di cantierizzazione per la realizzazione del Ponte, allo stato attuale provocherebbero effetti e conseguenze disastrose per la vivibilità della nostra città.
Per questi e altri aspetti che potrei citare, mi chiedo come ancora si possa parlare di inizio dei lavori di costruzione del Ponte addirittura a partire dal prossimo anno.
Messina deve puntare ad aprire e gestire altri cantieri, quello del Ponte deve assolutamente e necessariamente essere rimandato.

mercoledì 7 ottobre 2009

Messina: Lutto Nazionale ma l'assessore ha festeggiato i 40 anni.

Lutto nazionale, funerali di Stato, bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici di tutta Italia, minuto di silenzio sui campi di calcio, la squadra nazionale col lutto al braccio, telecamere e riflettori accesi su Messina. Tutte cose giuste per rendere onore alle vittime di una catastrofe annunciata affinché queste non siano morte invano.

E così sabato 10 gli italiani si fermeranno a pensare ai fratelli di Messina. Ma domenica 4, due giorni dopo la strage, l’Assessore di Messina all’arredo urbano e all’ambiente, Elvira Amata, ha festeggiato i suoi 40 anni. Tutta l’Italia si fermerà in segno di lutto, invece un amministratore della città ha ritenuto opportuno stappare lo spumante in un locale a 500 metri dagli sfollati quando ancora si cercavano le salme.

I nostri concittadini morti non sono figli di un Dio minore, “non sono morti di serie B”, espressione proposta da Antonclaudio Pepe, giornalista di Messina, e ripresa anche dai quotidiani nazionali. Lo sanno i parenti che piangono i loro cari. Lo sanno gli ex abitanti di Giampilieri, Scaletta, Altolia, Molino, Briga che nei prossimi giorni torneranno lì, dove c’erano le loro case, a cercare qualche ricordo da conservare. Troveranno scarpe e vestiti, giocattoli e pentole che raccontano le vite delle loro famiglie soffocate dal fango. Lo sanno gli uomini della protezione civile e dei vigili del fuoco che hanno scavato sperando di dare respiro ancora a qualche corpo. Lo sanno i giornalisti di Messina che, per vocazione, sono stati testimoni e cronisti di una tragedia. Tragedia che qualcuno aveva anche preannunciato e ora non si dà pace perché i responsabili devono pagare. Lo sanno i volontari che, mentre regalano un sorriso agli sfollati, portano cibo e vestiti. Lo sa il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha detto "se i morti di Messina sono di serie B è perchè c'è una classe politica di serei B".

Gli amministratori di Messina non sanno che i nostri non sono morti di serie B. Chi sono i principali responsabili del disastro di Messina? E’ vero, non è solo la classe dirigente. Non sono solo i politici che hanno amministrato e che amministrano la città. Ma loro sono responsabili più degli altri e hanno nomi e cognomi, come faceva notare Dario Morelli dai microfoni di RadioStreet. Queste persone, che hanno nomi e cognomi, si ritengono assolte se hanno la forza e il coraggio di festeggiare i 40 anni. Tappa importante, per carità, ma 35 persone, tra due mesi, non festeggeranno il Natale grazie all’incuria e all’indifferenza di chi li amministra da 15 anni. Personaggi che non solo non valgono nulla come politici ma non valgono neanche come persone. Ed è ancora più grave. Chi non ha sensibilità, nonostante sia assessore all’ambiente, non potrà mai capire i problemi delle persone, non si preoccuperà mai del possibile crollo di una montagna o di una valanga che potrebbe travolgere interi centri abitati. Tutti lo sapevano ma nessuno ha fatto nulla. E non verrà fatto nulla da persone che hanno chiesto il lutto nazionale ma non si sono sentite in lutto quando ancora si stavano cercando i morti.

martedì 6 ottobre 2009

Nubifragio a Messina: cronaca di una tragedia annunciata

Ho visto la mia città disperarsi e piangere. Adesso tutti noi messinesi siamo davvero preoccupati.
Oggi si deve pensare più che mai alla nostra terra, alle nostre vittime, alla nostra gente che ha dovuto lasciare le proprie case e che adesso chiede aiuto a tutta la comunità.
Regnano ora il terrore, l’amarezza e la sensazione di abbandono. Ci si sente senza via d’ uscita, come se quel fango che non dà tregua fosse il concretizzarsi delle paure che attraversano la mente di tutti i messinesi, i quali da molti anni non trovano più un senso alla loro vita qui a Messina.

Oggi ci troviamo ancora più disorientati: anche la speranza di poter ricostruire un futuro migliore in questa città ci sembra ancora più lontana.

Giampilieri non esiste più e come questa frazione tante altre rischiano di scomparire se non si prendono i dovuti e necessari provvedimenti. I provvedimenti… appunto. Ieri il presidente Berlusconi ha promesso la costruzione di “nuovi quartieri” per gli sfollati. Quali quartieri, però? Sepolta com’è dal cemento, Messina non ha più spazi liberi in cui costruire.

Ho attraversato a piedi alcune tra le zone colpite dal nubifragio: Giampilieri, Scaletta Zanclea, Briga Marina, Santa Margherita, Ponte Schiavo, frazioni che prima di questa tragedia pochi conoscevano e pochi sapevano essere minacciate da frane, smottamenti e mareggiate.
Eppure quella stessa montagna di Giampilieri Superiore, nel 2007 aveva mostrato i primi segni di cedimento. Già nel 2007, la stessa.

I finanziamenti per metterla in sicurezza non sono arrivati per un grave errore di valutazione dell’ area, la quale non veniva classificata come zona a rischio. A conferma di ciò il rapporto del PAI siciliano (Piano Assetto Idrogeologico): la zona di Giampilieri non era stata considerata a rischio idrogeologico perché il comune di Messina non l’aveva segnalata alla regione.

Tragedia annunciata perché questa città ha una storia di selvaggio sfruttamento del territorio: le case sono state costruite senza la dovuta distanza dai torrenti, in terreni sabbiosi geologicamente inidonei, instabili e soggetti a dissesto, ma la maggior parte delle case non sono più abusive, anzi quasi tutte sanate da precedenti condoni.
Tragedia che si poteva evitare con una più attenta e precisa valutazione dei rischi e della pericolosità di quelle zone.

Nella mia esperienza di poche ore nei luoghi colpiti dal nubifragio vengo assalito dai suoni delle sirene dei mezzi di soccorso. Mi fermo ad ascoltare le voci ed i racconti della gente e forse riesco a percepire qualcosa in più della tragedia che Messina sta vivendo in questo momento.
Incontro un ragazzo di circa 20 anni: non è del posto, non è un curioso e neanche un giornalista , ma si trova lì dalla mattina per scavare tra il fango e le macerie sperando di ritrovare vivo un suo amico. Non mi racconta altro, non gli chiedo altro, già mi basta per capire.

Mi fermo in un vicolo coperto da circa un metro e mezzo di fango e non trovo via d’uscita, vedo la gente spalare il fango davanti all’ingresso delle loro case, tanto fango. Più avanti un gruppo di ragazzi prova a tirare l’auto fuori dal fango ed io cerco di dargli una mano.
Non tutti i presenti sul posto, però, sono lì per prestare il loro aiuto: anche in questo dramma, purtroppo, non sono mancati gli sciacalli che hanno cercato di approfittare della tragedia.
Piove ancora ed è quasi buio. I soccorritori continuano a scavare e intanto vedo arrivare i primi pullman venuti per portare via da quell’incubo gli sfollati.

Rifletto sul fatto che la tragedia è circoscritta a delle piccole frazioni.
Tornando verso casa mi accorgo che già dopo qualche chilometro dai luoghi del disastro sembra tutto normale come se non fosse successo niente.
E se questo dramma rimanesse periferico e come tale venisse dimenticato?

Fortunatamente tantissimi cittadini stanno rispondendo con ogni forma di solidarietà e di aiuti concreti: centri di raccolta fondi e di beni di prima necessità, squadre di volontari nei centri di smistamento e presso gli alberghi cittadini per dare conforto agli sfollati.

Leggo le ultime notizie sui giornali: sale il bilancio delle vittime e con esso il dolore, la rabbia, l’amarezza. Manca all’appello ancora tanta gente. E intanto si continua a scavare.
Mi chiamano degli amici, vogliono organizzare squadre di spalatori nelle zone colpite dal nubifragio.
Quel fango è di tutti noi e tutti insieme lo dobbiamo spalare.

domenica 4 ottobre 2009

Disastro di Messina, non solo l'ora del dolore. Anche l'ora di pagare il conto

Mentre scrivo i morti sono 24. Tra qualche ora saranno di più. 
Tempo che finiremo per contare molti di più. 
Non è il momnto di fare polemiche, dicono. 
Peccato non siano i familiari delle vittime, i messinesi. 
Fossero loro a chiederle starei zitto. 
Ma a chiedere rispetto e silenzio sono alcuni politici. Non tutti per la verità. E per una volta anche tra chi appartiene alla parte politica che governa pare non abbia voglia di tacere.
Forse perché stavolta quell’odore di fango lo respirano anche loro.
Forse perché questa tragedia non è figlia di errori di una parte politica ma della politica nel suo intero.
L’ultimo piano regolatore è passato dalle mani del centrosinistra, allora era Providenti sindaco. E le scelte scellerate sono passate poi alla mani del centrodestra. Leonardi, Buzzanca 1, commissario 1, Genovese, Commissario 2, Buzzanca 2.
Le hanno tacitamente avallate tutti quelle scelte. 
A Giampilieri neppure un sacco edilizio. 
Solo la stupidità degli uomini che hanno pensato di costruire contro natura. Hanno avuto nei confronti della terra, degli alberi, dei fiumi, dei torrenti, la stessa sensibilità che può avere uno stupratore nei confronti di una indifesa vittima, la stessa logica di uno stupratore che vuole un figlio da un altro uomo. 
Non si fa; e comunque non è possibile.
Hanno sbagliato quegli uomini che hanno pensato di agirare le leggi costruendo abusivamente lì dove, come luogo comune vuole, una volta era tutta campagna.
I politici: compiacenti, incapaci di dire no temendo scendesse il consenso.
I temi per l’ambiente, a Messina, sono sempre stati considerati, se possibile, ancora più distanti che nel resto del Paese. In una città dove l’immondizia si getta nel primo angolo vuoto, dove la carta del gelato finisce sul marciapiede, è quasi naturale che inerti e elettrodomestici finiti vengano abbandonati sui torrenti. 
La natura presenta il conto. A tutti. 
E questa volta anche chi solitamente ha mostrato di possere un metro di pelo sullo stomaco, questa volta ha detto basta. 
Bertolaso e la Prestigiacomo, i due membri del Governo presenti sul luogo della tragedia, hanno fatto capire chiaramente che una popolazione in mano a dilettanti deve ora essere gestita da un commissario straordinario per l’emergenza, per ripristinare condizioni di sicurezza al territorio.
E’ la sconfitta di una certa politica, di quella rappresentata da Buzzanca e Ricevuto, perfetti simboli della poltica “compare, ci penso io”, delle cose piccole e visibili, dei favori fatti senza alcuna strategia d’insieme per la collettività. 
Buzzanca ha detto in Tv, come a difendersi, che è sindaco da 15 mesi. Omettendo che nel suo governo alla Provincia Regionale, durato quanto una dinastia, non c’è stata traccia di un piano di protezione civile degna di questo nome. Ricevuto ha perfino tradito il suo cognome, perché è come se non avesse captato alcun segnale. Eppure il prefetto Giosuè Marino, per paradosso ultimo vero amministratore dei grandi problemi della città, aveva lasciato un impianto di protezione civile perfettamente funzionante. Poi i politici profesionisti l’hanno ridotta a un sito internet che nel giorno della tragedia, riportando le previsioni meteo, mostrava un disco verde. Nessun problema dunque, “compare, ci penso io”.
La mancanza di un piano strategico per tutto parte dai cantieri del tram, cambiati in corso d’opera perché spesso non si erano accorti che con un cantiere aperto isolavano un intero quartiere. E ha proseguito. 
Certo, non è tutta colpa di chi c’è ora. Tranne per quei casi che rigurdano chi come Buzzanca e Ricevuto, c’è ora ma c’erano anche prima. Ricevuto perfino durante le porcate edilizie degli anni ’80, quando per il “compare ci penso” ci pensavano quelli della prima repubblica, personaggi capaci di sventrare la zona nord della città, di creare insediamenti abitativi senza aggiungere una sola strada, una caserma per i vigili del fuoco. 
Anche per certe facce, abituate a mentire su tutto, con assenza di vergogna consolidata, è difficile spiegare che molti villaggi come Molino, Briga, Giampilieri, non hanno neppure una strada per evacuare. In caso di pericolo, in caso di tragedia. Non scandalizza l’idea che chi ci crede continui a parlare di Ponte, scandalizza che pensi di poterlo realizzare con una classe politica locale di questo livello.
Genevese e Buzzanca, non a caso gli ultimi sindaci della città, sono stati gli unici a dichiare, con corpi ancora sotto il fango “non è tempo di polemiche”. 
E’ tempo di polemiche, quei corpi chiedono un giudizio. Una resa dei conti. Che rigurda solo in parte la magistratura e l’opinione pubblica. Dovrebbe essere prima di tutto una resa dei conti con la proprio coscienza. Ma davvero questi signori, nel giorno dei funerali delle vittimi di Giampilieri, riusciranno a gurdarsi allo specchio e dirsi “entra in Chiesa, tu non hai peccato”?
Se ne hanno una, di coscienza, c’è da pensare di no.
A meno che, con la superificialità e l’ignoranza di sempre, non ripetano la stessa menzogna dicendo a se stessi “compare ci penso io”. 
Per continuare a fottersene, pure dei morti

sabato 3 ottobre 2009

La strage di Messina, le immagini dell'alluvione.

Oggi passeggiavo per Roma. C’era il sole. Una giornata estiva, luminosa. Tutto apparentemente normale ma davanti ai miei occhi passavano le immagini buie che avevo visto in televisione. Non riuscivo a riconoscere la mia città: oggi Messina è semidistrutta.

Sui siti internet d’informazione vedo salire il numero dei morti come sale una febbre che non dà pace e ti fa bruciare.

Da lontano osservo, impotente, la mia città e mi sento spiritualmente vicina. Consapevole che questo non servirà a nulla. Che il passato non si può cambiare e che i morti resteranno vittime, non della natura, ma dell’incuria. I bollettini meteo, che prevedevano pericolo, erano stati diffusi dodici ore prima, ma chi di dovere non ha provveduto a dichiarare lo stato d’emergenza e far sfollare le zone a rischio. E così, la strage. 250 millimetri di acqua hanno distrutto, in 5 ore, un territorio fragile e abbandonato, dove le case sono costruite a ridosso delle montagne e vicino alle fiumare, e l’asfalto ha coperto torrenti non bonificati. Un territorio fragile come chi ha amministrato e abbandonato la città. Chi ha responsabilità deve pagare perché la colpa non è del temporale.

''Fin dal 1998 sulla provincia di Messina sono stati spesi per sistemazioni idrauliche e dissesto idrogeologico oltre 200 milioni di euro - ha fatto sapere ieri l’Assessorato Regionale al Territorio - di questi fondi, al Comune di Messina sono andati 15 milioni di euro. Inoltre, il Ministero dell'Ambiente, di concerto con l'Assessorato, ha destinato altri 9 milioni di euro a Messina e 2 milioni e 700 mila euro a Scaletta''. I politici che, negli ultimi dieci anni, hanno amministrato il Comune e la Provincia di Messina, dovranno spiegare alle famiglie delle vittime come questi soldi sono stati spesi, in quale capitolo del bilancio sono stati spostati per mancanza di progetti da finanziare.

Da ieri Messina ha più 21 morti sulla coscienza, ma forse saranno molti di più. Messina è la città delle eterne incompiute, dove tra anomalie e incongruenze, tutto è destinato a diventare un “Caso”. E c’è un nuovo caso: il “Caso Giampilieri, Molini, Scaletta, Briga ”, frazioni della città di Messina, che fino a ieri erano sconosciute o dimenticate, e che oggi si trovano improvvisamente al centro della cronaca nazionale per una irrimediabile strage.

lunedì 20 luglio 2009

I giorni della memoria

A volerli vedere da un certo punto di vista, tutti i giorni del nostro calendario messi in fila uno dietro l'altro, prendono la forma di un lungo percorso punteggiato di lapidi.
Solo in questa settimana, il 19 luglio ci fa pensare a via d'Amelio. Il giorno seguente, alle strade bollenti , all'aria soffocante di Genova e a quella strana, breve estate del 2001.
Ma cosa avevano in comune Paolo Borsellino e Carlo Giuliani? Poco o niente.Esattamente come Peppino Impastato ed Aldo Moro, vissuti praticamente in campi avversi o comunque indifferenti l'uno all'altro e accomunati tuttavia nella morte e nel ricordo , non solo per esigenze di cronologia ma soprattutto per il bisogno di dare corpo ad una religione civile fondata sul bisogno di condividere la speranza di poter costruire un mondo diverso da questo.
E'una storia che comincia all'alba del dicannovesimo secolo, con Ugo Foscolo e i suoi Sepolcri. Senza scomodare gli antichi culti intorno alle tombe degli eroi, è proprio con il romanticismo che sedimenta infatti l'idea -nata negli anni delle grandi rivoluzioni -di ritrovare le radici della convivenza civile e della speranza non in cielo o nelle liturgie rivolte alla dea ragione, ma nel coltivare la memoria collettiva, incarnata in concretissime figure umane.
L'Italia ( ma anche l'Europa) del ventunesimo secolo ha un grandissimo bisogno di punti di riferimento di questo genere: assomigliamo sempre più al paese descritto da Bradbury nell'indimenticabile Farenheit 451. E forse siamo già pure peggio:il lo smarrimento generato dall'ideologia del denaro e del successo individuale è usato da coloro i quali l'hanno generato -paradossalmente- per rafforzarsi ulteriormente. Ci costruiscono così quotidianamente attorno un bozzolo di certezze e di memorie drogate entro il quale moriamo lentamente soffocati quasi senza avvedercene.
Percorriamo allora il nostro labirinto e leggiamo tutte le iscrizioni che lo segnano, dalle più grandi alle più piccole, ci accorgeremo magari che ci faranno trovare la forza per sfondarne il tetto e respirare.

sabato 4 luglio 2009

FABRIZIO DE ANDRÉ CON GLI OCCHI E LA VOCE DI CRISTIANO DE ANDRÉ



Un tour estivo nelle più importanti città italiane “De Andrè Canta De André”.

Quello che di Fabrizio De André si è ascoltato, riletto con gli occhi di un compagno di viaggio unico. Quello che di Fabrizio De André non si sa, raccontato dal suo erede reale e morale. Cristiano De André, polistrumentista, compositore, cantautore, scava nelle pieghe del repertorio di Faber e parte per un tour che è un viaggio meraviglioso fra le canzoni che hanno consegnato alla storia della musica e della letteratura italiana il nome di De André. Sono passati 10 anni dalla scomparsa di Fabrizio De André. Una decade che invece di offuscare il valore culturale e popolare del suo lavoro, ci riconsegna il cantautore genovese in tutto il suo splendore. Cristiano non è solo un figlio d’arte. Diplomato al conservatorio, sale sul palco al fianco di suo padre Fabrizio nel 1980 a 18 anni, e non scende più, proseguendo con successo anche nella sua carriera solista. Un compagno di un’avventura dal vivo che rivive in questo nuovo viaggio musicale. Un’anteprima a Musicultura, il 28 giugno, manifestazione che da sempre ha uno stretto rapporto con Cristiano e Fabrizio stesso, tra i primi firmatari del Comitato Artistico di Garanzia nella scelta dei finalisti, e che ha visto Cristiano ospite fin dalle prime edizioni. Una data speciale alla Reggia di Venaria (Torino) per il Venaria Real Music il 30 di giugno con una serata tributo al grande Faber. Dopo l’esibizione della All Stars Italian Jazz Band (Stefano di Battista, Fabrizio Bosso, Rita Marcotulli), il concerto di Cristiano De Andrè. Il tour toccherà importanti e suggestive località italiane, da luglio a settembre (Roma il 29 luglio e Milano 14 settembre), per poi riprendere in autunno nei teatri. “De André canta De André” avrà un’anima rock ed una più acustica e intimista. Cristiano mostrerà tutta la sua abilità di musicista polistrumentista. Suona di tutto: dalla chitarra al bouzouki, dal violino al pianoforte e tastiere. Sarà accompagnato da quattro musicisti coordinati da Luciano Luisi, già arrangiatore di Zucchero e Ligabue. La regia dello spettacolo è curata da Pepi Morgia già regista di tutti gli spettacoli di Fabrizio. Il progetto è prodotto da Bruno Sconocchia e Michele Torpedine che ritornano a collaborare insieme dopo eventi storici come “Vanoni Paoli Insieme”, tour di Zucchero “Sugar” Fornaciari e Pooh. La tournèe è gestita dalla Ph.D., società che nasce 25 anni fa producendo proprio il tour legato all’album “Creuza de ma”, capolavoro di Fabrizio De André, continuando con i tour di “Le nuvole” (1991), “In teatro” (1993), “Anime Salve” (1997).

Questa la scaletta del concerto:


1. Mègu Megùn
2. ‘A cimma
3. Ho visto Nina volare
4. Don Raffaè
5. Cose che dimentico
6. Se ti tagliassero a pezzetti
7. Oceano
8. Smisurata preghiera
9. Verranno a chiederti del nostro amore
10. Medley: Andrea, La cattiva strada, Un giudice
11. Creuza de ma
12. Fiume Sand Creek
13. Tre madri
14. La canzone di Marinella
15. Quello che non ho
16. Amico fragile
17. Dietro la porta
18. Il pescatore
19. Zirichiltaggia
20. Amore che vieni amore che vai