L'immagine sbiadita di una città sbiadita dove, malgrado tutto, c'è ancora chi lotta per essere un'anima viva.

domenica 17 maggio 2009

Ci sono facce nuove 
E lingue da imparare 
Vino da bere subito 
E pane da non buttare 
E musica che arriva da chissà dove 
E donne da guardare 
Posti dove nascondersi e case da occupare 
Che sono arrivati i Turchi all'Argentina 
E c'è chi arriva presto e chi è arrivato prima 
Per le strade di Roma 

mercoledì 13 maggio 2009

inFormazione

Dopo circa 2 mesi si riattiva la rubrica d’informazione dell’università di Messina:

1: Il risultato del voto unanime del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione che ribadiva al Magnifico Rettore il proprio convinto apprezzamento per l’impegno profuso nella valorizzazione dell’Ateneo in tutte le sue componenti, invitandolo a proseguire, con determinazione, nella condivisa opera di rinnovamento intrapresa e nelle realizzazioni avviate e in corso.

2: Le dichiarazioni del Rettore Tomasello prima di essere stato indagato

3: Le dichiarazioni del Prof. Tomasello dopo essere stato sospeso

4: La lettera di due studenti vittime dell'attacco mediatico televisivo durante la trasmissione “L’Arena”

5: Conferenza d’ateneo per il bilancio universitario

Ed ora come per incanto trovo ben 3 messaggi nella casella di posta tutti della newsletter unime…..erano passati solo 2 mesi dall’ultima e-mail, né sentivo la mancanza. Ora dovrò aspettare altri 2 mesi.

Malgrado tutto mi consola il fatto che questa volta non si parla delle avventure giuridiche del nostro ermellino preferito ma di ben tre eventi degni di essere chiamati tali:

6: Lun 14/05/09 - Conferenza: "I ponti tra mito e realtà"

7: Mar 15/05/09 - Conferenza Interdisciplinare: "Il sistema Acqua: dalla Fisica alla Biologia"

8: Mer 13/05/09 - Al via il 1° UNIMEFESTIVAL e la quarta edizione della mostra fotografica "Scatto Matto"

Da evidenziare la conferenza: “I ponti tra mito e realtà” dove l’ingegnere Siviero, ovvero il vicepresidente del Consiglio Universitario Nazionale, anche ordinario di Teoria e Progetto di Ponti all’IUAV, nonché responsabile dei meccanismi di compensazione del Ponte di Calatrava a Venezia, parlerà sicuramente a favore del ponte sullo stretto, con il solo contraddittorio di tre eminenti ordinari dell’università di Messina.

--> Fronte Brochure: "I ponti tra mito e realtà" <--

--> Retro Brochure: "I ponti tra mito e realtà" <--

martedì 12 maggio 2009

La posta in gioco è alta... Di Tonino Cafeo

Sono le dieci del mattino quando Nichi Vendola arriva a Messina per una mattinata di campagna elettorale. Ad attenderlo, nel piazzale della stazione marittima, non ci sono solo i militanti della nuova formazione Sinistra e Libertà. Proprio davanti alla targa che ricorda le vittime del lavoro sul mare-i quattro del mezzo veloce Segesta jet più un marinaio rimasto intrappolato anni fa in una porta stagna del traghetto Villa- due anziani uomini di mare aspettano anche loro di poter stringere la mano al presidente della "rivoluzione gentile" pugliese.Uno è il padre di Marcello Sposito, il motorista del Segesta. " Mi vergogno di non essere emigrato cinquant'anni fa- si sfoga- e di essere rimasto in un paese che fa prima ad erigere monumenti ai caduti, piuttosto che a chiudere inchieste". Così l'altra faccia del Verminaio, la città dolente delle troppe fughe per la sopravvivenza, della desertificazione produttiva, delle troppe solitudini e disillusioni comincia a raccontarsi al leader della nuova sinistra. Uno dei pochi uomini politici in grado di suscitare ancora speranze di cambiamento in un popolo che si sente smarrito e privato del proprio futuro ma che vorrebbe ancora provarci.Come la gente del campo Rom, che accoglie Nichi Vendola col sorriso dei suoi tanti bambini, smagliante malgrado le condizioni subumane in cui sono costretti a vivere, fra una fogna a cielo aperto e i ruderi del vecchio inceneritore comunale.La narrazione della Messina che non vuole arrendersi prosegue nel salone delle bandiere del Municipio, gremito nonostante sia un lunedì mattina.Prima di Nichi intervengono Renato Accorinti, storico pacifista e ambientalista-che ricorda come la politica - quando è altro dagli affari e dagli interessi di pochi-possa e debba essere l'attività più nobile destinata agli esseri umani, Emanuela Giuffrè-precaria dell'Università di Messina-con una precisa denuncia dello stato di abbandono del sistema formativo pubblico e Maurizio Rella, l'architetto con la passione per la buona politica che Sinistra e libertà ha individuato come candidato locale alle Europee.La posta in gioco di queste elezioni è alta: si tratta di ricostruire una sinistra che la sconfitta dello scorso anno ha letteralmente spiantato dalla società. Farlo a Messina -da sempre città tentata dall'apatia e dal qualunquismo-potrebbe sembrare una missione impossibile. Nichi,però, non si sottrae alla sfida."Mi avete regalato un ora di bellezza nell'angolo più buio della città" esordisce alludendo alla visita al campo Rom. Perchè nell'idea di politica che lui incarna, riconoscere e difendere la bellezza è la prima cosa, anche se ciò non può che avvenire non distogliendo lo sguardo dalle brutture e dalle vergogne che "non fanno dormire la notte". Vendola le elenca puntualmente: ed ecco L'università, gli affari, i silenzi della stampa, i morti che hanno avuto giustizia -come Graziella Campagna- e quelli che ancora attendono. Da Adolfo Parmaliana a Matteo Bottari.Ce n'è ovviamente anche per il ponte, quello che unisce due cosche e non due coste: "Amo la modernità – afferma – non ce l’ho con i ponti in generale. E’ quello dello Stretto che io credo non si farà mai. Non vedremo mai il Ponte ma l’impatto devastante sulle coste sì». E parlando di Ponte Vendola cita l’Abruzzo e la Impregilo, la società che dovrebbe costruire la grande opera e che a L’Aquila ha realizzato gli ultimi lavori sull’ospedale poi sbriciolatosi sotto gli effetti del terremoto.Non manca un riferimento al presidente del consiglio,ma non per unirsi all'esercito di chi rovista nel sottoscala della vita privata del Cavaliere. Nichi Vendola è molto più preoccupato delle sue recenti affermazioni ostili alla società multietnica che in Italia-osserva il presidente pugliese-in fondo c'è sempre stata. " alle comunità pugliesi e calabresi che parlano il greco antico-scherza- che facciamo? Gli facciamo la multa?Per affrontare tutto ciò però-ed è questo infine il messaggio che Nichi Vendola sta testimoniando in tutto il paese- occorre una sinistra rinnovata, che non soffra di nostalgia e di torcicollo. La sinistra vecchia, per tante ragioni, non ce l'ha fatta ed ha lasciato sulle proprie macerie una diffidenza spesso giustificata. Ce la farà quella nuova? Al tempo della semina nessuno sa se la gelata si porterà via i frutti oppure no, però- intanto si semina e si cura il terreno, nella speranza di potere prima o poi godere dei germogli.
Tonino Cafeo

domenica 10 maggio 2009

A proposito del Waterfront

C’era una volta l’amministrazione Genovese, il Presidente dell’Autorità Portuale, oggi deputato nazionale, Vincenzo Garofalo e il piano regolatore delle zone portuali di Messina. Un’intesa tra le parti stava per essere firmata a patto che Genovese avesse una sua commissione che valutasse la possibilità di spostare le ferrovie a Tremestieri. All’improvviso con un dispaccio proveniente da Palermo decadeva il Sindaco, il Consiglio e il Presidente dell’Autorità Portuale.

Questo accadeva nell’ottobre del 2007, poi successivamente i due commissari Sinatra al Comune e Di Virgilio all’autorità portuale, amici da trent’anni, mischiarono un po’ le carte. Fecero approvare l’intesa già stilata dai politicanti messinesi, con qualche atto di modifica riguardante l’esclusione di quella commissione voluta dal decaduto Sindaco Genovese. Commissione che doveva servire a studiare un possibile spostamento della ferrovia a Tremestieri. (parole non mie ma dell’ing.Di Sarcina)

Ora siamo nel 2009 e il progetto ormai definitivo è stato inviato a quell’ente tecnico amministrativo che si occuperà di valutarlo, deciderne l’approvazione o rimandarlo indietro per le opportune modifiche. Esso comprenderebbe (dopo l’approvazione tutto sarebbe comunque ulteriormente modificabile, con soluzioni infrastrutturali simili che perseguano identici obiettivi) la riqualificazione delle aree interne alla cittadella, il trasferimento dei traghetti a Tremestieri, il potenziamento delle attività portuali e la realizzazione di un waterfront per i messinesi.

A seguire il link di un’ipotesi progettuale redatta sempre dall'autorità portuale ma non definitiva. Quella invece inviata agli organi competenti per la valutazione comprende due modifiche sostanziali : alla forma del porto del Ringo e ai moli per gli attracchi crocieristici.

-->Link<--

Non ho intenzione di parlare di tutto , ma solo del Waterfront. L’intento iniziale sembrava essere di grande aiuto alla riqualificazione dell’intera costa messinese, infatti l’aver portato avanti un lavoro per lunghi anni ed essere riusciti a trovare un’intesa per il piano è stata una conquista per tutta la città. Si sono fatti incontri, dibattiti, seminari, workshop sono venuti grandi architetti dalla spagna e in pratica io mi sono illuso che qualcosa poteva cambiare, che il rilancio della città potesse iniziare dal mare come dal mare è nata la città stessa. Non ci credevo quando assistendo alla presentazione del piano fatta dal dirigente dell’ufficio tecnico dell’autorità portuale (Ing. Di Sarcina), ho scoperto che, come tutte le cose a Messina, il piano finale è una vera farsa. Quasi, quasi, qualche malalingua potrebbe dire che la paura da parte dell’autorità portuale di essere inglobata a quella di Palermo è tanta da far movimentare le poltrone di certi dirigenti e dare parvenza di una costante operatività tramite l’esecuzione del Piano in questione. Insomma il piano viene pensato come un sistema per incentivare economicamente la città, ma al cittadino non viene dato quasi nulla del waterfront di cui tanto parlano; le zone d’intervento diligentemente costituite dal piano chiedono anzi implorano l’aiuto di investitori privati, soprattutto nella cittadella e sono pensate astutamente per essere operative come singole, in pratica si dice Waterfront così per usare un termine inglese, perché in verità sarà più un Watersfragments. Unica positività rilevante, sembrerebbe lo spostamento dei traghetti a Tremestieri con riqualificazione della zona ora concessa alla Caronte & Tourist (anche se ci sarebbe da dire che la riqualificazione non cambierebbe la destinazione d’uso, sempre un porto rimarrebbe);

Tutto ciò che potevamo invece intendere e sognare come waterfront, diventerà secondo questo piano solamente un insieme di porti e porticcioli che l’autorità portuale promette come calpestabili, ma non sarà possibile renderli tali a causa delle norme di sicurezza obbligatorie previste dalla legge in fatto di ambienti portuali;

Dal golfo dirimpetto alla chiesa del Ringo, il porto camuffato da waterfront si estenderebbe fino alla Marina del Nettuno comprendendo: un porto turistico, un porto a traffico limitato per la viabilità portuale, una serie di ormeggi per i grandi yachts, un porto a secco e attracchi crocieristici. Io volevo farmi una bella passeggiata sul mare, come i cugini dell’altra sponda, perché debbo per forza vedere il mare spezzato dagli alberi ondeggianti delle barche a vela o dalle pance dei grandi Yachts? Io di un attracco crocieristico proprio in fiera non saprei che farmene, io di grandi yachts da ormeggiare non ne ho e anche se ne avessi, di certo non starei più di 3 minuti a Messina, gli stessi pescatori non pagheranno mai 700 euro all’anno per impilare le loro preziose barche nelle secche previste e i porticcioli durante la stagione invernale saranno vuoti o con qualche motoscafo fermo e immobile per tutto l’anno;

Quando l’Ing. Di Sarcina dice che ha l’ idea di un waterfront pieno di volumi dove la gente si reca attorno a tali volumi con la volontà di sbirciare il mare, capisco che non lo dice perché ci crede veramente e mi viene proprio da vomitare: vomitare sugli enormi interessi politici che muovono tutto e rovinano i sogni dei professionisti come l’ing. Di Sarcina stesso, che ha lavorato sodo assieme ai suoi collaboratori, ma non è riuscito a definire un piano aggressivo con dei punti fermi che potessero rilanciare l’intero territorio Messinese a partire dal mare.

In conclusione, come se ciò che ho scritto fin qui fosse unicamente la mia coscienza messinese, posso dire malgrado tutto che è meglio avere un progetto redatto e operativo che un po’ di carta straccia nei cassetti.

sabato 9 maggio 2009

Impastato e Moro, fratelli d'Italia

Malgrado tutto siamo qui. Coi nostri pensieri. E io con una domanda: 31 anni fa il terrorismo (?) ammazzava Aldo Moro; 31 anni fa la mafia uccideva Peppino Impastato. Era di 9 Maggio.
La democrazia di allora era più avanzata di quella di oggi?
Le immagini di quell’Italia fanno ricordare a noi, ormai avanti con gli anni, strani giorni, di paura, ansia.
E voi, piccoli fratellini e sorelline dell’onda, nutriti come polli d’allevamento nelle vostre univeristà tutte molto chic, avete studiato bene quegli anni? Avete visto solo i film? I cento passi, Il caso Moro, Piazza delle cinque lune? No, non basta. Leggete, studiate, cercate di rubare qualche documento fuori dall’allevamento. E poi ditemelo voi.
Da 31 anni mi chiedo chi ha ucciso Moro, perché hanno lasciato solo quell’uomo in mano a quei pazzi che pensavano di cambiare un Paese uccidendo, sparando, sequestrando, dichiarando e sentenziando dai loro assurdi tribunali.
Da 31 anni mi chiedo com’è stato possibile nascondere non solo l’assassinio, ma per oltre un decennio perfino la morte di Peppino Impastato. Lasciando soli sua madre, suo fratello, i suoi pochi amici a combattere contro la tesi del suicidio.
Che Italia era, che Italia è ? C’era più democrazia allora? Erano tempi migliori quelli di forti ideali di forti tensioni di forti che ammazzavano i deboli, spesso inermi, disarmati. Non lo so.
Per oggi mi arrendo. Da domani tornerò a cercare.

venerdì 8 maggio 2009

Gira voce che Berlusconi…

…sia pedofilo. Gira voce che Berlusconi abbia una figlia illegittima. Gira voce che Berlusconi tradisca la moglie con le veline, con il Ministro Carfagna e con le candidate alle Europee. Gira voce… che gira voce!
Fino ad ora non ho sentito la cronaca attendibile di un fatto. Nessuno ha dimostrato che Berlusconi si sia appartato con le ragazzine. Nessuno ha pubblicato foto del Premier in atteggiamenti compromettenti. Nessuno ha rivelato intercettazioni scottanti. Un anno fa però stava per essere raccontata una telefonata fra Berlusconi e il direttore commerciale della Rai, Agostino Saccà. Durante questa telefonata i due avrebbero parlato delle veline. Ma poi nulla è stato più scritto e detto. Eppure, come dice Berlusconi, in Italia ci sono solo Gazzette di Sinistra. Qualcosa non mi convince.
E penso così al vecchio Marco Travaglio. A quel Marco Travaglio che scrisse il libro “La scomparsa dei fatti” per poi rimanere vittima delle omissioni giornalistiche che nel suo libro aveva tanto criticato.
Qualcuno ha forse sentito Bruno Vespa nel suo programma, che qualcuno definisce “il terzo ramo del Parlamento”, ma che io definisco simpaticamente “Porca a Porca”, fare una domanda scomoda? L’Italia è l’unico Paese del mondo in cui, in un talk show, è stata concessa, al Primo Ministro, un’ora e mezza di tempo per raccontare la sua vita privata senza una controparte che potesse rispondere. Quanto detto da Berlusconi a Vespa, agli italiani e alla rivista “Chi” non mi basta. Le voci che girano non mi possono raccontare i mali dell’Italia. Io vorrei che qualcuno indagasse e andasse alla ricerca dei fatti. Ad esempio: Perché Berlusconi è arrivato un’ora prima a Casoria ed è andato alla festa di 18 anni della figlia di un ex Consigliere Comunale arrestato nel ‘93 perché accusato di chiedere tangenti? E la risposta, secondo il mio trascurabile parere, non sta nel comunicato stampa che Veronica Lario ha mandato all’Ansa. Suo marito non è malato di sesso, come lei sostiene. Forse potrebbe anche esserlo, ma non è la motivazione della sua presenza alla festa di Noemi. Le voci che girano non mi convincono e non ne posso più di ascoltarle. E anche delle tre veline aspiranti parlamentari europee mi interessa poco. Se c’è una velina bella, brava, col 110 in tasca, a differenza mia, e col sogno di diventare parlamentare europea le auguro buona fortuna e buon lavoro. Se è vero, come è vero, che siamo in un Paese democratico anche la velina ha diritto di candidarsi e di essere votata. E io ho diritto, se voglio, di non votarla. Posso scegliere una ragazza, dello schieramento opposto, che sogna di diventare magistrato oppure posso scegliere chi lotta, da anni, in prima linea contro la mafia perché è egli stesso vittima della mafia. Però mi interrogo e mi chiedo: perché in Italia si è arrivati a candidare le veline? Chi teme la presenza delle veline a Bruxelles e perché? E soprattutto: Quel è la strategia politica che la sinistra sta mettendo in atto, durante la corsa alle Europee, per contrastare l’immoralità della destra? Qualche giorno fa ho letto l’articolo di Perry Anderson, “La sinistra invertebrata”, e vorrei riportare un concetto: “L’ultimo vero leader del partito, Enrico Berlinguer, ha incarnato l’austerità e il disprezzo per l’autoindulgenza e l’infantilismo del nuovo mondo dei consumi materiali e culturali. Dopo la sua morte, il passaggio dal rifiuto intransigente di quei valori all’entusiastica capitolazione politica e culturale è stato brevissimo. E Walter Veltroni ha finito con il somigliare sempre di più alle figurine sorridenti degli album che aveva distribuito con l’Unità quando era direttore del giornale”.

mercoledì 6 maggio 2009

Su compagni, nient’altro da dire sul divorzio dell’incubo che ogni notte, dal 1994, viene a trovarvi? Di Carmelo Franzò

Ieri l’ho visto il vostro incubo. L’ho visto da Bruno Vespa, sprofondato nel poltronone del confessionale di Rai Uno. L’ho visto parlare di figli e nipoti, di viaggi e regali, di una storia d’amore che forse è finita. Ho una buona notizia per voi, Compagni. Ho capito che il vostro incubo non sarà più lo stesso. Esisterà solo un Berlusconi pre e un Berlusconi post divorzio. Stavolta al processo dovrà andarci, e questa storia potrebbe si sfiancarlo.

E’ l’unico progetto politico alternativo a Berlusconi? Diffidate.

Le parole spese su questa vicenda saranno presto putride. Anche perché uscite dalla bocca e dalla penna dai sacerdoti della morale altrui.

Repubblica cita Avvenire, divorziati perché traditi o traditori aggrediscono la signora Lario con la stessa veemenza con cui editorialisti attaccano il cacciatore di veline dimenticando che quando possono, con le giovani stagiste, ci provano.

Avevo resistito per tre giorni, imponendomi di non leggere i pruriti di chi sopravvive al crollo delle vendite grazie alle storie che vanno da Cogne a Perugia, da Novi Ligure a Lady D. Poi devo ammettere di essere crollato sotto la spinta dei nuovi moralisti che oggi circolano in questo nuovo millennio più di quanti ieri ne giravano per le chiese. Dimenticando di quel Nazareno che disse anche “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Conosciamo le vite di chi in questi giorni ha scagliato la pietra senza neppure il buon gusto di nascondere la mano, trovando anzi il coraggio di firmare le loro reprimende, i loro ammonimenti. Partono dalla nuova morale che sgorga dalle labbra di Veronica e finisce tra le gambe delle veline. E si propaga nei profili di facebook dove può capitarti di vedere scritto nel profilo delle stesse donne “adottiamo un fisico come quello di Cristiano Ronaldo” con il calciatore milionario ritratto in posa erotica e poi giù il “Berlusconi non è il mio presidente, non è possibile avere un presidente così”. E lo stesso capita nel profilo dei maschietti, quelli che odiano il Berlusconi velinaro invidiandolo a morte o quelli che inveiscono contro la signora Veronica perché ingrata. Ingrata dei soldi o delle corna?

Oggi il quotidiano più autorevole del nostro bel Paese ha dedicato quattro pagine e la prima al divorzio all’italiana però in Tv. Un fondo e poco più a un articolo che ci dice ch eun commesso del senato prenderà 8.000 euro al mese di pensione. Mentre mia zia ne prende meno di mille però dice che è fortunata perché suo marito gli ha lasciato la casa e così non deve andare in ospizio né rivolgersi ai servizi sociali.

Su compagni, qual è la lettura della società italiana di oggi? Raccontatemela e provate a farlo bene. Avete visto i vecchi in fila per il viagra, i giovani che fanno a coltellate per un parcheggio, i giochi dei bambini della play station, le stesse prime pagine dei giornali, le vetrine di un’edicola e di un negozio che vende calze o abbigliamento?

Che piaccia o meno, chi ci sta dentro questa società? Dentro questo Paese che non consente agli italiani di fare i lavori più umili, di fare la spesa all’hard discount senza avere un po’ di vergogna.

Su compagni, Pasolini scriveva nel 1975 l’articolo sulle “lucciole”, Prezzolini per 70 anni ha scritto cose come “Tutto si frantuma. Le grandi idee cadono di fronte a uno spappolamento e disgregamento morale di tutti i centri d’unione”.

E così tutti i grandi moralisti, quelli che però davvero hanno speso una vita per celebrare coerenza, valori. Rispetto ad allora non è cambiata l’Italia, sono cambiati i moralisti. Che sono senza morale. E anche senza idee.

Compagni, attaccarsi alla vicenda Berlusconi –Lario come progetto politico è fuorviante oltre che sbagliato. “Dynasty” ha avuto grande successo negli anni ’80.

E se Avvenire fa il suo mestiere richiamando alla morale cattolica, Repubblica fa ridere richiamando i valori di Avvenire come fosse una morale condivisa. Qui ormai anche la religione è un “bignami” del comportamento, dal quale estrapolare i precetti al momento opportuni.

Non ci sarà più il Medioevo dell’Inquisizione ma siamo in un nuovo Medioevo culturale. Le fazioni non sono più divise per fede ma per convenienza. E forse per questo anche le alleanze sono in continua evoluzione.

Dai Compagni, l’Italia è sempre stata l’Italia, con i suoi giochetti, i suoi trucchi, la sua rigida elasticità. E il mondo politico, come il calcio, le veline, la tv spazzatura, le sfilate, il festival e altre cose amene, è sempre stata così.

La cifra di differenza non è Berlusconi, che questa Italia la rappresenta. Sono i Compagni che hanno scambiato la morale per le figure panini, il post comunismo con il pensiero sturziano confuso dalla nebbia di Ferrara.

Da oggi non leggerò più le cronache della dynasty di Arcore. Quello che succede saranno fatti loro. Compagni, voi fate quello che vi pare.

Io, modestamente, cercherò di capire meglio i problemi dei precari, di cosa faranno le generazioni di veline e velini che perdono la loro corsa alla Tv e non sanno un mestiere, dei cinquantenni per i quali ci sono le confezioni di viagra ma non hanno un lavoro per vivere felici, del perché la globalizzazione ha creato modelli sbagliati a basso profitto, di quello che vorremmo diventasse davvero questo Paese. Non quello di Silvio e Veronica, che vivono la fine di una favola costruita sui loro valori per il loro mondo. Che non è il mio. Io volo basso. Senza farmi troppe illusioni.

Tanto, lo diceva Flaiano “La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria”.