Mi dispiace, caro Franzò, non la penso come lei.
Qualche settimana fa ero stata io a scrivere, nelle pagine di questo blog, che il caso Lario era solo gossip. Ho cambiato idea. Non è più gossip, forse non lo è mai stato. Il Primo Ministro italiano sembra abbia mentito. Ha mentito a Porta a Porta, trasmissione che ha scelto per andare a parlare della sua vita, ha mentito agli italiani, ha mentito ai giornali francesi.
E’ questa la notizia, anche se non è una novità.
Belpietro, durante Ballarò, ha attaccato Repubblica chiedendo come mai non ci fosse un’undicesima domanda. Come mai D’Avanzo non avesse chiesto se Berlusconi avesse fatto sesso con Noemi. Come ha detto Pannella, si dà per scontato che questo non sia accaduto. E anch’io do questo per scontato.
Pertanto considero legittime le domande del giornalista di Repubblica. Sono quelle che molti italiani si sono posti e che Vespa, quella sera, non ha fatto. Berlusconi aveva ricevuto quelle domande una settimana prima della pubblicazione. Il Premier però si era rifiutato di rispondere e così i giornalisti hanno fatto il loro mestiere. Sono andati a cercare. Probabilmente hanno cercato il modo per dimostrare una loro tesi. E ci sono riusciti. Hanno trovato un testimone che, come ha detto Ezio Mauro, non ha parlato male né della ragazza né del Primo Ministro. Ha raccontato la sua versione dei fatti che non corrisponde a quella raccontata da Berlusconi che a sua volta non corrisponde a quella raccontata dal papà di Noemi. Dalle indagini di Belpietro, “dipendente della Mondadori e non di Berlusconi”, è emerso che l'ex di Noemi, Gino, è stato condannato per rapina e dunque non sarebbe una fonte attendibile. Questo è quanto, il direttore di Panorama, ha rimproverato a Ezio Mauro, direttore del La Repubblica. Belpietro, in quanto dipendente di Mondadori e non di Berlusconi, potrebbe allora controllare anche il casellario giudiziario di Berlusconi, di Dell’Utri, di Bossi, di Maroni e poi rivelarci se questi personaggi, che governano l’Italia, sono fonti attendibili.
Caro Franzò, peccato non essere il paese del Watergate, peccato non essere più il Paese che costrinse Leone a dare le dimissioni. Peccato. Allora se un problema esiste, risiede nella nostra cultura. E’ triste accusare un giornale di far parte di un partito perché ha sposato una causa. Perché forse è meno dipendente di Mediaset e della Rai.
Lei è rimasto indignato davanti alla domanda del leader politico Franceschini: “fareste educare i vostri figli da Berlusconi?”. Ha ragione. Forse è stata pronunciata a sproposito. Nessuno può entrare nel merito dell’educazione che si impartisce ai propri figli. Non è con queste frasi che si fa opposizione seria e onesta. Ma indigniamoci anche per tanto altro. Sia benedetta l’indignazione.
giovedì 28 maggio 2009
Io, progressista, dico basta. Di Carmelo Franzò
Sapevo che ci sarebbero riusciti. Avvertivo da tempo il presentimento. Franceschini e “Repubblica” hanno disgustato anche me.
Lo hanno fatto praticamente all’unisono.
Come possa saltare in mente a un leader politico una frase come “fareste educare i vostri figli da Berlusconi?” rimarrà per me sempre un mistero. Perché ho sempre pensato che chiunque, soprattutto un politico, dovrebbe azionare il cervello ben prima di dichiarare.
Questa volta hanno ragione quelli del centrodestra. Se sei ormai accecato dall’odio non pensi più, segui un istinto che infine ti porta a essere infame e inconcludente. Una frase, quella di Franceschini, che crea disagio, a chi è padre, a chi è figlio, a chi vorrebbe politici che dibattono di politica.
Credo che Franceschini abbia perso la testa e credo che ancora una volta la responsabilità sia anche del quotidiano che più danni ha prodotto nello sviluppo di un progetto culturale della sinistra, “Repubblica”.
Da un decennio ormai il giornale più amato dalle persone libere da pregiudizi, moderne, in senso letterale progressiste, depositario delle migliori firme del giornalismo italiano e di illuminati scrittori di tutti i continenti, ha confuso il proprio ruolo. Ha ceduto alla politica facendone parte, non ha più registrato i fatti e innescato polemiche opinioni sugli stessi.
Mauro ha pensato di essere non solo il direttore di un giornale ma il timoniere di una parte politica del Paese. Con le sue battaglie, a volte certamente in buona fede, ha finito col condizionare i movimenti del partito della sinistra democratica italiana. Fino a mandarli a sbattere. E’ accaduto così anche a Franceschini, nonostante le sue origini democristiane.
Sulla vicenda Noemi il giornale di Mauro ha innescato una campagna tesa, sul modello americano, a discreditare Berlusconi, arrivando al limite dell’accusa di pedofilia. Una cosa bassa perché arrivare a questo senza averne le prove (da questo immagino la mancanza di un’accusa esplicita) è da deriva, da collasso, da implosione della stessa idea di dialettica comune. E il dolore è ancora più grande perché la firma in calce a ogni pezzo, da quello serio e rigoroso delle dieci domande, a quelli gossippari di interviste a fidanzato e zia di Noemi, è quella di un giornalista tra i migliori che l’Italia abbia mai avuto: Giuseppe D’Avanzo. Io non ho dieci domande, ma una sola per D’Avanzo: cosa lo ha spinto ad arrivare fino alla pubblicazione delle lettere di due fidanzatini, le loro foto, portarlo alla caccia di un parente che potesse sollevare appena un po’ i pruriti già eccessivi di una civiltà allo stremo?
“Repubblica” è diventato un giornale sbagliato. Non siamo più il Paese che costrinse Leone alle dimissioni, non siamo mai stati il Paese del Watergate. Quella su Noemi, montatura o meno, è una storia che non fa breccia nel senso che “Repubblica” vuole. Francamente appare innescata dall’odio cieco, quello stesso odio cieco che ha fatto pensare a Franceschini di poter essere lui il grande moralista che può salvare l’Italia dal decadimento dei costumi.
Ho sempre scelto liberamente per chi votare, e spesso ho votato a sinistra.
Ma se oggi la sinistra è Franceschini, se oggi “Repubblica” rappresenta la sinistra, allora io cambio area, cambio aria.
Carmelo Franzò
Lo hanno fatto praticamente all’unisono.
Come possa saltare in mente a un leader politico una frase come “fareste educare i vostri figli da Berlusconi?” rimarrà per me sempre un mistero. Perché ho sempre pensato che chiunque, soprattutto un politico, dovrebbe azionare il cervello ben prima di dichiarare.
Questa volta hanno ragione quelli del centrodestra. Se sei ormai accecato dall’odio non pensi più, segui un istinto che infine ti porta a essere infame e inconcludente. Una frase, quella di Franceschini, che crea disagio, a chi è padre, a chi è figlio, a chi vorrebbe politici che dibattono di politica.
Credo che Franceschini abbia perso la testa e credo che ancora una volta la responsabilità sia anche del quotidiano che più danni ha prodotto nello sviluppo di un progetto culturale della sinistra, “Repubblica”.
Da un decennio ormai il giornale più amato dalle persone libere da pregiudizi, moderne, in senso letterale progressiste, depositario delle migliori firme del giornalismo italiano e di illuminati scrittori di tutti i continenti, ha confuso il proprio ruolo. Ha ceduto alla politica facendone parte, non ha più registrato i fatti e innescato polemiche opinioni sugli stessi.
Mauro ha pensato di essere non solo il direttore di un giornale ma il timoniere di una parte politica del Paese. Con le sue battaglie, a volte certamente in buona fede, ha finito col condizionare i movimenti del partito della sinistra democratica italiana. Fino a mandarli a sbattere. E’ accaduto così anche a Franceschini, nonostante le sue origini democristiane.
Sulla vicenda Noemi il giornale di Mauro ha innescato una campagna tesa, sul modello americano, a discreditare Berlusconi, arrivando al limite dell’accusa di pedofilia. Una cosa bassa perché arrivare a questo senza averne le prove (da questo immagino la mancanza di un’accusa esplicita) è da deriva, da collasso, da implosione della stessa idea di dialettica comune. E il dolore è ancora più grande perché la firma in calce a ogni pezzo, da quello serio e rigoroso delle dieci domande, a quelli gossippari di interviste a fidanzato e zia di Noemi, è quella di un giornalista tra i migliori che l’Italia abbia mai avuto: Giuseppe D’Avanzo. Io non ho dieci domande, ma una sola per D’Avanzo: cosa lo ha spinto ad arrivare fino alla pubblicazione delle lettere di due fidanzatini, le loro foto, portarlo alla caccia di un parente che potesse sollevare appena un po’ i pruriti già eccessivi di una civiltà allo stremo?
“Repubblica” è diventato un giornale sbagliato. Non siamo più il Paese che costrinse Leone alle dimissioni, non siamo mai stati il Paese del Watergate. Quella su Noemi, montatura o meno, è una storia che non fa breccia nel senso che “Repubblica” vuole. Francamente appare innescata dall’odio cieco, quello stesso odio cieco che ha fatto pensare a Franceschini di poter essere lui il grande moralista che può salvare l’Italia dal decadimento dei costumi.
Ho sempre scelto liberamente per chi votare, e spesso ho votato a sinistra.
Ma se oggi la sinistra è Franceschini, se oggi “Repubblica” rappresenta la sinistra, allora io cambio area, cambio aria.
Carmelo Franzò
"Scosse" racconti dall'Abruzzo. 27 maggio 2009 Diario di Davide Comunale
“Segretaria stanca sviene sopra un protocollo”
Bhe, altro che sensazioni. Oggi ho da darvi proprio la mia stanchezza di metà settimana. E’ la mia sensazione e credo sia giusto volerla condividere con voi. Ogni giorno mi alzo con la convinzione che la mia squadra, i ragazzi con i quali divido la tenda al “civico” 17 della tendopoli ColleMaggio – L’Aquila, sia la migliore, l’unica a poter fare questo lavoro, estenuante quanto mai. Lavoro che è servizio, che è libera scelta. Noi non siamo dipendenti del Comune, non siamo lo staff del Dipartimento Protezione Civile. Non abbiamo sgargianti uniformi e divise catarifrangenti che ci segnalino per quello che siamo o per il grado che ricopriamo. Noi siamo venuti a L’Aquila chiamati la notte prima di partire, qualche ora prima se vogliamo essere sinceri; abbiamo messo quattro magliette dentro lo zaino che, come da tradizione, è sempre pronto e ci siamo guardati, un po’ assonnati, dire ECCOMI.
Poi tutto viene da se. Vengono i sorrisi e le risate, vengono gli scazzi tra di noi e i momenti di nervosismo, vengono gli sguardi perplessi per le richieste assurde del “capo ufficio” e la perplessità che si stampa nei nostri occhi nel dover eseguire procedure che a dir poco ci sembrano farraginose sotto il sole cocente del nostro ufficio, un’aula di un asilo nido di via Scarfoglia, che abbiamo invaso (credo si possa dire a buon diritto così). Noi che ci aggiriamo per i corridoietti e le stanzette che ancora portano i nomi dei bimbi appesi ai porta zaino del muro, che ci spostiamo tra il banchetto della “Funzione Sanità” e quello del “Protocollo”, che abbiamo imparato ad interfacciarci con le strutture di un potere che nell’emergenza Abruzzo ha dovuto monopolizzare e sostituire le strutture, prima traballanti ora diroccate, delle Amministrazioni varie, che sappiamo fare un protocollo in entrata per una richiesta di ghiaia da campo e sappiamo anche quando fermare tutto per ascoltare lo sfogo arrabbiato del cittadino che non riconosce più neanche il proprio prefisso telefonico – la Prot.Civ. ha posizionato linee d’emergenza e tutti i numeri sono nuovi, così le cose semplici vengono viste difficili e quelle obiettivamente difficili, diventano impossibili -, noi che a fine serata ci ritroviamo di fronte la tenda a parlare con gli Aquilani che hanno tutta la voglia di raccontare …
Noi ci stanchiamo! Perché è umano e naturale. E ci stanchiamo soprattutto di dover dare soluzioni apparenti a problemi che per poca informazione e cattiva trasmissione, diventano col tempo voragini, sembra proprio il caso di dirlo, fagocitano la gente e la intrappolano in strutture nate con l’idea di alleggerire e sopperire e cresciute tra la fierezza del carattere abruzzese e la genuina semplicità della gente.
Chiedetemi se questa esperienza mi sta arricchendo.. si! Sto scoprendo giorno dopo giorno che dalla paura di quella notte la gente è uscita e vuole reagire, anche se la casa che ha non ha riportato crepe tali da farla segnalare ma bastanti per farla demolire per poterne puntellare altre due vicine. Ed è bello poter dire che da dietro il banco di una scrivania, tra caldo e nervosismi vari, puoi anche svenire sul tuo Pc, resterai sempre utile allo stesso sistema che ti ci ha catapultato nel caos e che cerca in tutti i modi di restare con onore a galla, il più possibile.
Bhe, altro che sensazioni. Oggi ho da darvi proprio la mia stanchezza di metà settimana. E’ la mia sensazione e credo sia giusto volerla condividere con voi. Ogni giorno mi alzo con la convinzione che la mia squadra, i ragazzi con i quali divido la tenda al “civico” 17 della tendopoli ColleMaggio – L’Aquila, sia la migliore, l’unica a poter fare questo lavoro, estenuante quanto mai. Lavoro che è servizio, che è libera scelta. Noi non siamo dipendenti del Comune, non siamo lo staff del Dipartimento Protezione Civile. Non abbiamo sgargianti uniformi e divise catarifrangenti che ci segnalino per quello che siamo o per il grado che ricopriamo. Noi siamo venuti a L’Aquila chiamati la notte prima di partire, qualche ora prima se vogliamo essere sinceri; abbiamo messo quattro magliette dentro lo zaino che, come da tradizione, è sempre pronto e ci siamo guardati, un po’ assonnati, dire ECCOMI.
Poi tutto viene da se. Vengono i sorrisi e le risate, vengono gli scazzi tra di noi e i momenti di nervosismo, vengono gli sguardi perplessi per le richieste assurde del “capo ufficio” e la perplessità che si stampa nei nostri occhi nel dover eseguire procedure che a dir poco ci sembrano farraginose sotto il sole cocente del nostro ufficio, un’aula di un asilo nido di via Scarfoglia, che abbiamo invaso (credo si possa dire a buon diritto così). Noi che ci aggiriamo per i corridoietti e le stanzette che ancora portano i nomi dei bimbi appesi ai porta zaino del muro, che ci spostiamo tra il banchetto della “Funzione Sanità” e quello del “Protocollo”, che abbiamo imparato ad interfacciarci con le strutture di un potere che nell’emergenza Abruzzo ha dovuto monopolizzare e sostituire le strutture, prima traballanti ora diroccate, delle Amministrazioni varie, che sappiamo fare un protocollo in entrata per una richiesta di ghiaia da campo e sappiamo anche quando fermare tutto per ascoltare lo sfogo arrabbiato del cittadino che non riconosce più neanche il proprio prefisso telefonico – la Prot.Civ. ha posizionato linee d’emergenza e tutti i numeri sono nuovi, così le cose semplici vengono viste difficili e quelle obiettivamente difficili, diventano impossibili -, noi che a fine serata ci ritroviamo di fronte la tenda a parlare con gli Aquilani che hanno tutta la voglia di raccontare …
Noi ci stanchiamo! Perché è umano e naturale. E ci stanchiamo soprattutto di dover dare soluzioni apparenti a problemi che per poca informazione e cattiva trasmissione, diventano col tempo voragini, sembra proprio il caso di dirlo, fagocitano la gente e la intrappolano in strutture nate con l’idea di alleggerire e sopperire e cresciute tra la fierezza del carattere abruzzese e la genuina semplicità della gente.
Chiedetemi se questa esperienza mi sta arricchendo.. si! Sto scoprendo giorno dopo giorno che dalla paura di quella notte la gente è uscita e vuole reagire, anche se la casa che ha non ha riportato crepe tali da farla segnalare ma bastanti per farla demolire per poterne puntellare altre due vicine. Ed è bello poter dire che da dietro il banco di una scrivania, tra caldo e nervosismi vari, puoi anche svenire sul tuo Pc, resterai sempre utile allo stesso sistema che ti ci ha catapultato nel caos e che cerca in tutti i modi di restare con onore a galla, il più possibile.
"Scosse" racconti dall'Abruzzo. 26 maggio 2009 Diario di Davide Comunale
“tutte le gocce riempiono il mare, basta saperle vedere”
Messaggio breve stavolta…. Fatica tanta e tempo poco.
Stasera lo spazio sensazione è affidato ai commenti ed ai discorsi della gente che vive al mio campo.
Piccole emozioni… la chiesa basilica di Colle Maggio, che sto scoprendo piano piano nel mio restare alla tendopoli. La gente guarda la mattina la chiesa impalcata e vuota, con i calcinacci e le opere artistiche ed architettoniche tutte diroccate. Sfogliano, mentre fanno colazione, le riviste del turismo della provincia aquilana con le immagini di com’era e di com’è adesso.
Ed il tutto tra bagni chimici, tende campo con connessione internet, mense da campo e tenda cappellina con annesse le suorine che hanno saputo tener testa al Silvio nazionale durante la sua spettacolarizzata visita al campo.
Adesso saluto tutti e vado… domani sarà più lungo il mio diario.
Messaggio breve stavolta…. Fatica tanta e tempo poco.
Stasera lo spazio sensazione è affidato ai commenti ed ai discorsi della gente che vive al mio campo.
Piccole emozioni… la chiesa basilica di Colle Maggio, che sto scoprendo piano piano nel mio restare alla tendopoli. La gente guarda la mattina la chiesa impalcata e vuota, con i calcinacci e le opere artistiche ed architettoniche tutte diroccate. Sfogliano, mentre fanno colazione, le riviste del turismo della provincia aquilana con le immagini di com’era e di com’è adesso.
Ed il tutto tra bagni chimici, tende campo con connessione internet, mense da campo e tenda cappellina con annesse le suorine che hanno saputo tener testa al Silvio nazionale durante la sua spettacolarizzata visita al campo.
Adesso saluto tutti e vado… domani sarà più lungo il mio diario.
"Scosse" racconti dall'Abruzzo. 25 maggio 2009 Diario di Davide Comunale
“Sul cappello sul cappello che noi portiamo…”
Terzo giorno di missione Aquila e terzo giorno di pratica di segreteria…Ormai sono la cosiddetta “perfetta segretaria” e la consapevolezza che molte pratiche importanti passano dalle mani mie e dell’altro capo che lavora con me alla segreteria e protocollo del COM ci fa sentire importanti.
Badate bene, non siamo nessuno e la gente dell’Aquila non ci ricorderà se non per la voce che ogni tanto risponde al telefono cercando di fornire le più disparate soluzioni a problemi per certi versi assurdi e per certi altri tanto scontati da far restar basiti. Le sensazioni di oggi rimandano, lo si capisce sin dal titolo, al lavoro grande e prezioso che tutti i volontari stanno facendo qui a L’Aquila. Potrei citare i ragazzi della CRI del mio campo Colle Maggio, a cui mi sento legato da un passato di più di 10 anni passato sotto le insegne della croce rossa, e finire ai ragazzi del Battaglione San Marco, acquartierati in una delle tendopoli più grandi sorta accanto il centro commerciale aquilano “Globo”. Ogni giorno leggo le loro richieste e cerco di capire che fine faranno le cinghie di trasmissione delle ventole, i chiodi e le assi che autorizzo, i kg infiniti di verdura e di carne che vengono autorizzati dal mio COM e che diventeranno il cibo di tanta popolazione, volontaria e non! Per questo oggi la mia attenzione si ferma su queste persone, sullo spirito teso ad aiutare con la voglia anche di mettersi in luce per come lo si fa. Capiamoci, non ho niente in contrario con chi si spende a fin di bene facendosi anche notare per come lo fa. Lo preferisco di gran lunga a chi si maschera dietro il perbenismo imperante del “io non avrei saputo come fare … vi stimo per quello che fate, ma io …”. Vi posso sembrare anche estremo ma davanti a momenti e occasioni come queste la nostra società avrebbe bisogno di maniche rimboccate, pazienza da vendere e della possibilità di mettere in campo anche la più piccola competenza. Un insegnante può fare doposcuola, un elettricista collaborare al montaggio dell’impianto elettrico di una campo, un trasportatore … bhè, qualcosa la troviamo anche per lui, statene pur certi!
Arrivi alla fine della giornata, stremato dal caldo del nostro ufficio, dalle richieste della gente e dei volontari, dal lavoro di scrivania, che pensi che tutto serva e tutto possa essere utile in occasioni come queste. Senza filtri, senza se e senza ma. E se tutto il sistema ha funzionato, se tutti i meccanismi della farraginosa macchina dei soccorsi si sono mossi più o meno all’unisono, alla fine della giornata ti puoi anche concedere il piacere di cantare con gli alpini volontari davanti alla brace dove i cittadini aquilani hanno deciso di offrirci la cena, a base di pecora arrosto, ovvio! Non sprecherò le mie ultime righe di diario a parlarvi del sapore e del piacere del vino e della carne, né della simpatica goliardia dei reparti militari e dei battaglioni che sono stati dislocati a questi campi. Vi dico solo che ho mangiato, bevuto, cantato e concluso la mia giornata parlando di educazione e società con le Penne Nere e lo scambio è stato veramente arricchente.,
Terzo giorno di missione Aquila e terzo giorno di pratica di segreteria…Ormai sono la cosiddetta “perfetta segretaria” e la consapevolezza che molte pratiche importanti passano dalle mani mie e dell’altro capo che lavora con me alla segreteria e protocollo del COM ci fa sentire importanti.
Badate bene, non siamo nessuno e la gente dell’Aquila non ci ricorderà se non per la voce che ogni tanto risponde al telefono cercando di fornire le più disparate soluzioni a problemi per certi versi assurdi e per certi altri tanto scontati da far restar basiti. Le sensazioni di oggi rimandano, lo si capisce sin dal titolo, al lavoro grande e prezioso che tutti i volontari stanno facendo qui a L’Aquila. Potrei citare i ragazzi della CRI del mio campo Colle Maggio, a cui mi sento legato da un passato di più di 10 anni passato sotto le insegne della croce rossa, e finire ai ragazzi del Battaglione San Marco, acquartierati in una delle tendopoli più grandi sorta accanto il centro commerciale aquilano “Globo”. Ogni giorno leggo le loro richieste e cerco di capire che fine faranno le cinghie di trasmissione delle ventole, i chiodi e le assi che autorizzo, i kg infiniti di verdura e di carne che vengono autorizzati dal mio COM e che diventeranno il cibo di tanta popolazione, volontaria e non! Per questo oggi la mia attenzione si ferma su queste persone, sullo spirito teso ad aiutare con la voglia anche di mettersi in luce per come lo si fa. Capiamoci, non ho niente in contrario con chi si spende a fin di bene facendosi anche notare per come lo fa. Lo preferisco di gran lunga a chi si maschera dietro il perbenismo imperante del “io non avrei saputo come fare … vi stimo per quello che fate, ma io …”. Vi posso sembrare anche estremo ma davanti a momenti e occasioni come queste la nostra società avrebbe bisogno di maniche rimboccate, pazienza da vendere e della possibilità di mettere in campo anche la più piccola competenza. Un insegnante può fare doposcuola, un elettricista collaborare al montaggio dell’impianto elettrico di una campo, un trasportatore … bhè, qualcosa la troviamo anche per lui, statene pur certi!
Arrivi alla fine della giornata, stremato dal caldo del nostro ufficio, dalle richieste della gente e dei volontari, dal lavoro di scrivania, che pensi che tutto serva e tutto possa essere utile in occasioni come queste. Senza filtri, senza se e senza ma. E se tutto il sistema ha funzionato, se tutti i meccanismi della farraginosa macchina dei soccorsi si sono mossi più o meno all’unisono, alla fine della giornata ti puoi anche concedere il piacere di cantare con gli alpini volontari davanti alla brace dove i cittadini aquilani hanno deciso di offrirci la cena, a base di pecora arrosto, ovvio! Non sprecherò le mie ultime righe di diario a parlarvi del sapore e del piacere del vino e della carne, né della simpatica goliardia dei reparti militari e dei battaglioni che sono stati dislocati a questi campi. Vi dico solo che ho mangiato, bevuto, cantato e concluso la mia giornata parlando di educazione e società con le Penne Nere e lo scambio è stato veramente arricchente.,
mercoledì 27 maggio 2009
Quello di Lombardo è un bluff. Di Carmelo Franzò
Non tornerebbe mai al voto, mai lo farebbe contro il Pdl. Perché ne uscirebbe sconfitto.
In Sicilia Lombardo è presidente perché fu allora furbo a sfruttare i timori di Berlusconi, alla vigilia delle elezioni politiche i sondaggi non consegnavano al Pdl una maggioranza netta al Senato e così il Pdl si piegò al ricatto di Lombardo, lo votò alla Regione per poi avere il beneficio di qualche senatore in più.
Il voto delle politiche però portò al Popolo della Libertà, a dispetto dei sondaggi, una maggioranza rassicurante anche al Senato e fu allora che il Pdl cominciò a mal sopportare le iniziative di un Lombardo il cui motto, da sempre, è “comandare è fottere”.
Il catanese dagli occhi di ghiaccio ha nel coraggio il suo maggior talento. Lo ha sempre esercitato, a in modo anche spregiudicato. Spesso gli è andata bene, qualche volta no. Ma Lombardo è così. Ha strutturato un partito che ha un fascino nel nome, autonomia, ma che di autonomo ha solo il suo leader. Ha sempre avuto i modi del dittatore e basta riepilogare nomine e decisioni assunte per vedere che Lombardo, da sempre, gioca da solo. La crisi del governo siciliano è tutta nei modi del suo presidente. Che con sondaggi negativi in mano (l’Mpa è sotto il 4% e quindi non fa gioco nella partita per le europee) doveva spararla proprio grossa per cercare di recuperare a dieci giorni dall’appuntamento elettorale. Lo ha fatto, senza timore, come gli appartiene. e sfruttando una spaccatura interna al Pdl dove ormai ci sono due correnti in aspro conflitto, quella che fa capo al ministro Alfano e al presidente Schifani, e quella che ha come riferimento il sottosegretario Miccichè. Lombardo si è insinuato in questa battaglia e i primi risultati li ha ottenuti. In Italia, subito dopo Noemi, Lombardo è l’argomento. Gli consentirà tutto questo di superare il 4% e ottenere uno spazio nel parlamento europeo?
Difficile fare un pronostico.
Una certezza c’è. Lombardo ha mostrato una volta di più di non essere, come sostiene, un servitore delle istituzioni ma di utilizzare le istituzioni per il suo progetto. Che è quello di ottenere sempre maggiore potere. Per farsene cosa, per quali ricadute in favore del popolo siciliano, è tutto da chiarire. Quello delle accise, di una riforma della sanità scevra dalle becere spartizioni politiche, per l’autodeterminazione del popolo siciliano, sono balle colossali alle quali non crede più nessuno.
Di Carmelo Franzò
In Sicilia Lombardo è presidente perché fu allora furbo a sfruttare i timori di Berlusconi, alla vigilia delle elezioni politiche i sondaggi non consegnavano al Pdl una maggioranza netta al Senato e così il Pdl si piegò al ricatto di Lombardo, lo votò alla Regione per poi avere il beneficio di qualche senatore in più.
Il voto delle politiche però portò al Popolo della Libertà, a dispetto dei sondaggi, una maggioranza rassicurante anche al Senato e fu allora che il Pdl cominciò a mal sopportare le iniziative di un Lombardo il cui motto, da sempre, è “comandare è fottere”.
Il catanese dagli occhi di ghiaccio ha nel coraggio il suo maggior talento. Lo ha sempre esercitato, a in modo anche spregiudicato. Spesso gli è andata bene, qualche volta no. Ma Lombardo è così. Ha strutturato un partito che ha un fascino nel nome, autonomia, ma che di autonomo ha solo il suo leader. Ha sempre avuto i modi del dittatore e basta riepilogare nomine e decisioni assunte per vedere che Lombardo, da sempre, gioca da solo. La crisi del governo siciliano è tutta nei modi del suo presidente. Che con sondaggi negativi in mano (l’Mpa è sotto il 4% e quindi non fa gioco nella partita per le europee) doveva spararla proprio grossa per cercare di recuperare a dieci giorni dall’appuntamento elettorale. Lo ha fatto, senza timore, come gli appartiene. e sfruttando una spaccatura interna al Pdl dove ormai ci sono due correnti in aspro conflitto, quella che fa capo al ministro Alfano e al presidente Schifani, e quella che ha come riferimento il sottosegretario Miccichè. Lombardo si è insinuato in questa battaglia e i primi risultati li ha ottenuti. In Italia, subito dopo Noemi, Lombardo è l’argomento. Gli consentirà tutto questo di superare il 4% e ottenere uno spazio nel parlamento europeo?
Difficile fare un pronostico.
Una certezza c’è. Lombardo ha mostrato una volta di più di non essere, come sostiene, un servitore delle istituzioni ma di utilizzare le istituzioni per il suo progetto. Che è quello di ottenere sempre maggiore potere. Per farsene cosa, per quali ricadute in favore del popolo siciliano, è tutto da chiarire. Quello delle accise, di una riforma della sanità scevra dalle becere spartizioni politiche, per l’autodeterminazione del popolo siciliano, sono balle colossali alle quali non crede più nessuno.
Di Carmelo Franzò
martedì 26 maggio 2009
Pinus Pinea
Nella mitologia greca la ninfa Piti, era amata da Pan dio delle greggi e da Borea dio del vento del Nord. Per essersi concessa a Pan il geloso Borea la fece precipitare da un'alta rupe. La terra impietosita trasformò il suo sfigurato corpo in pino i cui rami gemono quando sono sfiorati da Borea e si offrono gioiosi per fare corone in onore di Pan.
"A Messina, ricorderemo sempre e con rammaricato silenzio, i 15 Pinus Pinea ribelli che cercarono con tutte le loro radici una libertà da sempre impeditagli dall'asfalto e per sempre negatagli da chi ne decise la sfortunata decapitazione."














"A Messina, ricorderemo sempre e con rammaricato silenzio, i 15 Pinus Pinea ribelli che cercarono con tutte le loro radici una libertà da sempre impeditagli dall'asfalto e per sempre negatagli da chi ne decise la sfortunata decapitazione."
Clicca per vedere gli alberi decapitati
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