A volerli vedere da un certo punto di vista, tutti i giorni del nostro calendario messi in fila uno dietro l'altro, prendono la forma di un lungo percorso punteggiato di lapidi.
Solo in questa settimana, il 19 luglio ci fa pensare a via d'Amelio. Il giorno seguente, alle strade bollenti , all'aria soffocante di Genova e a quella strana, breve estate del 2001.
Ma cosa avevano in comune Paolo Borsellino e Carlo Giuliani? Poco o niente.Esattamente come Peppino Impastato ed Aldo Moro, vissuti praticamente in campi avversi o comunque indifferenti l'uno all'altro e accomunati tuttavia nella morte e nel ricordo , non solo per esigenze di cronologia ma soprattutto per il bisogno di dare corpo ad una religione civile fondata sul bisogno di condividere la speranza di poter costruire un mondo diverso da questo.
E'una storia che comincia all'alba del dicannovesimo secolo, con Ugo Foscolo e i suoi Sepolcri. Senza scomodare gli antichi culti intorno alle tombe degli eroi, è proprio con il romanticismo che sedimenta infatti l'idea -nata negli anni delle grandi rivoluzioni -di ritrovare le radici della convivenza civile e della speranza non in cielo o nelle liturgie rivolte alla dea ragione, ma nel coltivare la memoria collettiva, incarnata in concretissime figure umane.
L'Italia ( ma anche l'Europa) del ventunesimo secolo ha un grandissimo bisogno di punti di riferimento di questo genere: assomigliamo sempre più al paese descritto da Bradbury nell'indimenticabile Farenheit 451. E forse siamo già pure peggio:il lo smarrimento generato dall'ideologia del denaro e del successo individuale è usato da coloro i quali l'hanno generato -paradossalmente- per rafforzarsi ulteriormente. Ci costruiscono così quotidianamente attorno un bozzolo di certezze e di memorie drogate entro il quale moriamo lentamente soffocati quasi senza avvedercene.
Percorriamo allora il nostro labirinto e leggiamo tutte le iscrizioni che lo segnano, dalle più grandi alle più piccole, ci accorgeremo magari che ci faranno trovare la forza per sfondarne il tetto e respirare.
lunedì 20 luglio 2009
sabato 4 luglio 2009
FABRIZIO DE ANDRÉ CON GLI OCCHI E LA VOCE DI CRISTIANO DE ANDRÉ
Un tour estivo nelle più importanti città italiane “De Andrè Canta De André”.
Quello che di Fabrizio De André si è ascoltato, riletto con gli occhi di un compagno di viaggio unico. Quello che di Fabrizio De André non si sa, raccontato dal suo erede reale e morale. Cristiano De André, polistrumentista, compositore, cantautore, scava nelle pieghe del repertorio di Faber e parte per un tour che è un viaggio meraviglioso fra le canzoni che hanno consegnato alla storia della musica e della letteratura italiana il nome di De André. Sono passati 10 anni dalla scomparsa di Fabrizio De André. Una decade che invece di offuscare il valore culturale e popolare del suo lavoro, ci riconsegna il cantautore genovese in tutto il suo splendore. Cristiano non è solo un figlio d’arte. Diplomato al conservatorio, sale sul palco al fianco di suo padre Fabrizio nel 1980 a 18 anni, e non scende più, proseguendo con successo anche nella sua carriera solista. Un compagno di un’avventura dal vivo che rivive in questo nuovo viaggio musicale. Un’anteprima a Musicultura, il 28 giugno, manifestazione che da sempre ha uno stretto rapporto con Cristiano e Fabrizio stesso, tra i primi firmatari del Comitato Artistico di Garanzia nella scelta dei finalisti, e che ha visto Cristiano ospite fin dalle prime edizioni. Una data speciale alla Reggia di Venaria (Torino) per il Venaria Real Music il 30 di giugno con una serata tributo al grande Faber. Dopo l’esibizione della All Stars Italian Jazz Band (Stefano di Battista, Fabrizio Bosso, Rita Marcotulli), il concerto di Cristiano De Andrè. Il tour toccherà importanti e suggestive località italiane, da luglio a settembre (Roma il 29 luglio e Milano 14 settembre), per poi riprendere in autunno nei teatri. “De André canta De André” avrà un’anima rock ed una più acustica e intimista. Cristiano mostrerà tutta la sua abilità di musicista polistrumentista. Suona di tutto: dalla chitarra al bouzouki, dal violino al pianoforte e tastiere. Sarà accompagnato da quattro musicisti coordinati da Luciano Luisi, già arrangiatore di Zucchero e Ligabue. La regia dello spettacolo è curata da Pepi Morgia già regista di tutti gli spettacoli di Fabrizio. Il progetto è prodotto da Bruno Sconocchia e Michele Torpedine che ritornano a collaborare insieme dopo eventi storici come “Vanoni Paoli Insieme”, tour di Zucchero “Sugar” Fornaciari e Pooh. La tournèe è gestita dalla Ph.D., società che nasce 25 anni fa producendo proprio il tour legato all’album “Creuza de ma”, capolavoro di Fabrizio De André, continuando con i tour di “Le nuvole” (1991), “In teatro” (1993), “Anime Salve” (1997).
Questa la scaletta del concerto:
1. Mègu Megùn
2. ‘A cimma
3. Ho visto Nina volare
4. Don Raffaè
5. Cose che dimentico
6. Se ti tagliassero a pezzetti
7. Oceano
8. Smisurata preghiera
9. Verranno a chiederti del nostro amore
10. Medley: Andrea, La cattiva strada, Un giudice
11. Creuza de ma
12. Fiume Sand Creek
13. Tre madri
14. La canzone di Marinella
15. Quello che non ho
16. Amico fragile
17. Dietro la porta
18. Il pescatore
19. Zirichiltaggia
20. Amore che vieni amore che vai
giovedì 11 giugno 2009
Per ricordare Enrico Berlinguer.
Quell' 11 Giugno 1984 non ero ancora nato, nonostante questo, Enrico Berlinguer insieme a Ernesto Che Guevara rimane il personaggio politico più importante al quale tutt' oggi mi ispiro e mi emoziono quando la gente lo ricorda.
Mi sembra di aver vissuto e rivissuto spesso quel giorno della sua morte, immaginandolo attraverso i ricordi e i racconti dei compagni di partito, ma anche e soprattutto attraverso la musica ed i particolare una canzone di un gruppo molto amato dai giovani di sinistra, i Modena City Rambles.
Ed è infatti con la canzone dei Modena '' I funerali di berlinguer'' che oggi voglio ricordare il compagno Enrico.
Mi sembra di aver vissuto e rivissuto spesso quel giorno della sua morte, immaginandolo attraverso i ricordi e i racconti dei compagni di partito, ma anche e soprattutto attraverso la musica ed i particolare una canzone di un gruppo molto amato dai giovani di sinistra, i Modena City Rambles.
Ed è infatti con la canzone dei Modena '' I funerali di berlinguer'' che oggi voglio ricordare il compagno Enrico.
lunedì 8 giugno 2009
TIRipasso dal Boccetta
Sulla Gazzetta del Sud, riguardo la riapertura dello svincolo di Viale Boccetta, si leggeva così: "...<non possiamo vietare con un'ordinanza lo sbarco dei tir alla rada S. Francesco. > Afferma Buzzanca. Eppure il Sindaco è anche commissario per l'emergenza viabilità e appare davvero curioso che tra tutti i "superpoteri", non ci sia quello di evitare il libero sbarco dei mezzi pesanti nel cuore della città...."
Clicca per vedere i tir mentre passano dal Viale Boccetta
giovedì 4 giugno 2009
CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DEI GIOVANI A SOSTEGNO DI RITA BORSELLINO.
Dopo la straordinaria partecipazione di tanti ragazzi all’ incontro organizzato Giovedì 21 Maggio presso il Centro Servizi Guernica, Rita Borsellino sarà di nuovo a Messina e nuovamente tra i giovani per chiudere la campagna elettorale per le elezioni europee del 6/7 Giugno 2009.
Si svolgerà infatti Venerdì 5 Giugno, in Piazza Francesco Lo Sardo, a partire dalle 20:30, l’ ultima tappa del Tour ‘’Io sto con Rita’’, organizzata dal Rita Borsellino-Comitato di Messina.
Il programma ed il tour sono stati messi a punto da un gruppo di giovani provenienti dalla politica e dalla società civile per sostenere la candidatura di Rita Borsellino.
La manifestazione sarà presentata da Massimo Minutella e si esibiranno band emergenti locali e artisti affermati del calibro dei Tinturia e Totipoeta.
Ad aprire il concerto saranno i gruppi messinesi Kaloma e DoctorCom.
Nel corso della manifestazione Rita Borsellino salirà sul palco e parlerà del programma, scritto insieme a studenti e studentesse, che promuove la formazione e l’ occupazione dei giovani nell’ ambito di uno sviluppo economico sostenibile.
Interverrà inoltre la giovane candidata messinese del Partito Democratico Mariaflavia Timbro.
Si svolgerà infatti Venerdì 5 Giugno, in Piazza Francesco Lo Sardo, a partire dalle 20:30, l’ ultima tappa del Tour ‘’Io sto con Rita’’, organizzata dal Rita Borsellino-Comitato di Messina.
Il programma ed il tour sono stati messi a punto da un gruppo di giovani provenienti dalla politica e dalla società civile per sostenere la candidatura di Rita Borsellino.
La manifestazione sarà presentata da Massimo Minutella e si esibiranno band emergenti locali e artisti affermati del calibro dei Tinturia e Totipoeta.
Ad aprire il concerto saranno i gruppi messinesi Kaloma e DoctorCom.
Nel corso della manifestazione Rita Borsellino salirà sul palco e parlerà del programma, scritto insieme a studenti e studentesse, che promuove la formazione e l’ occupazione dei giovani nell’ ambito di uno sviluppo economico sostenibile.
Interverrà inoltre la giovane candidata messinese del Partito Democratico Mariaflavia Timbro.
giovedì 28 maggio 2009
Berlusconi ha torto. Perchè mente.
Mi dispiace, caro Franzò, non la penso come lei.
Qualche settimana fa ero stata io a scrivere, nelle pagine di questo blog, che il caso Lario era solo gossip. Ho cambiato idea. Non è più gossip, forse non lo è mai stato. Il Primo Ministro italiano sembra abbia mentito. Ha mentito a Porta a Porta, trasmissione che ha scelto per andare a parlare della sua vita, ha mentito agli italiani, ha mentito ai giornali francesi.
E’ questa la notizia, anche se non è una novità.
Belpietro, durante Ballarò, ha attaccato Repubblica chiedendo come mai non ci fosse un’undicesima domanda. Come mai D’Avanzo non avesse chiesto se Berlusconi avesse fatto sesso con Noemi. Come ha detto Pannella, si dà per scontato che questo non sia accaduto. E anch’io do questo per scontato.
Pertanto considero legittime le domande del giornalista di Repubblica. Sono quelle che molti italiani si sono posti e che Vespa, quella sera, non ha fatto. Berlusconi aveva ricevuto quelle domande una settimana prima della pubblicazione. Il Premier però si era rifiutato di rispondere e così i giornalisti hanno fatto il loro mestiere. Sono andati a cercare. Probabilmente hanno cercato il modo per dimostrare una loro tesi. E ci sono riusciti. Hanno trovato un testimone che, come ha detto Ezio Mauro, non ha parlato male né della ragazza né del Primo Ministro. Ha raccontato la sua versione dei fatti che non corrisponde a quella raccontata da Berlusconi che a sua volta non corrisponde a quella raccontata dal papà di Noemi. Dalle indagini di Belpietro, “dipendente della Mondadori e non di Berlusconi”, è emerso che l'ex di Noemi, Gino, è stato condannato per rapina e dunque non sarebbe una fonte attendibile. Questo è quanto, il direttore di Panorama, ha rimproverato a Ezio Mauro, direttore del La Repubblica. Belpietro, in quanto dipendente di Mondadori e non di Berlusconi, potrebbe allora controllare anche il casellario giudiziario di Berlusconi, di Dell’Utri, di Bossi, di Maroni e poi rivelarci se questi personaggi, che governano l’Italia, sono fonti attendibili.
Caro Franzò, peccato non essere il paese del Watergate, peccato non essere più il Paese che costrinse Leone a dare le dimissioni. Peccato. Allora se un problema esiste, risiede nella nostra cultura. E’ triste accusare un giornale di far parte di un partito perché ha sposato una causa. Perché forse è meno dipendente di Mediaset e della Rai.
Lei è rimasto indignato davanti alla domanda del leader politico Franceschini: “fareste educare i vostri figli da Berlusconi?”. Ha ragione. Forse è stata pronunciata a sproposito. Nessuno può entrare nel merito dell’educazione che si impartisce ai propri figli. Non è con queste frasi che si fa opposizione seria e onesta. Ma indigniamoci anche per tanto altro. Sia benedetta l’indignazione.
Qualche settimana fa ero stata io a scrivere, nelle pagine di questo blog, che il caso Lario era solo gossip. Ho cambiato idea. Non è più gossip, forse non lo è mai stato. Il Primo Ministro italiano sembra abbia mentito. Ha mentito a Porta a Porta, trasmissione che ha scelto per andare a parlare della sua vita, ha mentito agli italiani, ha mentito ai giornali francesi.
E’ questa la notizia, anche se non è una novità.
Belpietro, durante Ballarò, ha attaccato Repubblica chiedendo come mai non ci fosse un’undicesima domanda. Come mai D’Avanzo non avesse chiesto se Berlusconi avesse fatto sesso con Noemi. Come ha detto Pannella, si dà per scontato che questo non sia accaduto. E anch’io do questo per scontato.
Pertanto considero legittime le domande del giornalista di Repubblica. Sono quelle che molti italiani si sono posti e che Vespa, quella sera, non ha fatto. Berlusconi aveva ricevuto quelle domande una settimana prima della pubblicazione. Il Premier però si era rifiutato di rispondere e così i giornalisti hanno fatto il loro mestiere. Sono andati a cercare. Probabilmente hanno cercato il modo per dimostrare una loro tesi. E ci sono riusciti. Hanno trovato un testimone che, come ha detto Ezio Mauro, non ha parlato male né della ragazza né del Primo Ministro. Ha raccontato la sua versione dei fatti che non corrisponde a quella raccontata da Berlusconi che a sua volta non corrisponde a quella raccontata dal papà di Noemi. Dalle indagini di Belpietro, “dipendente della Mondadori e non di Berlusconi”, è emerso che l'ex di Noemi, Gino, è stato condannato per rapina e dunque non sarebbe una fonte attendibile. Questo è quanto, il direttore di Panorama, ha rimproverato a Ezio Mauro, direttore del La Repubblica. Belpietro, in quanto dipendente di Mondadori e non di Berlusconi, potrebbe allora controllare anche il casellario giudiziario di Berlusconi, di Dell’Utri, di Bossi, di Maroni e poi rivelarci se questi personaggi, che governano l’Italia, sono fonti attendibili.
Caro Franzò, peccato non essere il paese del Watergate, peccato non essere più il Paese che costrinse Leone a dare le dimissioni. Peccato. Allora se un problema esiste, risiede nella nostra cultura. E’ triste accusare un giornale di far parte di un partito perché ha sposato una causa. Perché forse è meno dipendente di Mediaset e della Rai.
Lei è rimasto indignato davanti alla domanda del leader politico Franceschini: “fareste educare i vostri figli da Berlusconi?”. Ha ragione. Forse è stata pronunciata a sproposito. Nessuno può entrare nel merito dell’educazione che si impartisce ai propri figli. Non è con queste frasi che si fa opposizione seria e onesta. Ma indigniamoci anche per tanto altro. Sia benedetta l’indignazione.
Io, progressista, dico basta. Di Carmelo Franzò
Sapevo che ci sarebbero riusciti. Avvertivo da tempo il presentimento. Franceschini e “Repubblica” hanno disgustato anche me.
Lo hanno fatto praticamente all’unisono.
Come possa saltare in mente a un leader politico una frase come “fareste educare i vostri figli da Berlusconi?” rimarrà per me sempre un mistero. Perché ho sempre pensato che chiunque, soprattutto un politico, dovrebbe azionare il cervello ben prima di dichiarare.
Questa volta hanno ragione quelli del centrodestra. Se sei ormai accecato dall’odio non pensi più, segui un istinto che infine ti porta a essere infame e inconcludente. Una frase, quella di Franceschini, che crea disagio, a chi è padre, a chi è figlio, a chi vorrebbe politici che dibattono di politica.
Credo che Franceschini abbia perso la testa e credo che ancora una volta la responsabilità sia anche del quotidiano che più danni ha prodotto nello sviluppo di un progetto culturale della sinistra, “Repubblica”.
Da un decennio ormai il giornale più amato dalle persone libere da pregiudizi, moderne, in senso letterale progressiste, depositario delle migliori firme del giornalismo italiano e di illuminati scrittori di tutti i continenti, ha confuso il proprio ruolo. Ha ceduto alla politica facendone parte, non ha più registrato i fatti e innescato polemiche opinioni sugli stessi.
Mauro ha pensato di essere non solo il direttore di un giornale ma il timoniere di una parte politica del Paese. Con le sue battaglie, a volte certamente in buona fede, ha finito col condizionare i movimenti del partito della sinistra democratica italiana. Fino a mandarli a sbattere. E’ accaduto così anche a Franceschini, nonostante le sue origini democristiane.
Sulla vicenda Noemi il giornale di Mauro ha innescato una campagna tesa, sul modello americano, a discreditare Berlusconi, arrivando al limite dell’accusa di pedofilia. Una cosa bassa perché arrivare a questo senza averne le prove (da questo immagino la mancanza di un’accusa esplicita) è da deriva, da collasso, da implosione della stessa idea di dialettica comune. E il dolore è ancora più grande perché la firma in calce a ogni pezzo, da quello serio e rigoroso delle dieci domande, a quelli gossippari di interviste a fidanzato e zia di Noemi, è quella di un giornalista tra i migliori che l’Italia abbia mai avuto: Giuseppe D’Avanzo. Io non ho dieci domande, ma una sola per D’Avanzo: cosa lo ha spinto ad arrivare fino alla pubblicazione delle lettere di due fidanzatini, le loro foto, portarlo alla caccia di un parente che potesse sollevare appena un po’ i pruriti già eccessivi di una civiltà allo stremo?
“Repubblica” è diventato un giornale sbagliato. Non siamo più il Paese che costrinse Leone alle dimissioni, non siamo mai stati il Paese del Watergate. Quella su Noemi, montatura o meno, è una storia che non fa breccia nel senso che “Repubblica” vuole. Francamente appare innescata dall’odio cieco, quello stesso odio cieco che ha fatto pensare a Franceschini di poter essere lui il grande moralista che può salvare l’Italia dal decadimento dei costumi.
Ho sempre scelto liberamente per chi votare, e spesso ho votato a sinistra.
Ma se oggi la sinistra è Franceschini, se oggi “Repubblica” rappresenta la sinistra, allora io cambio area, cambio aria.
Carmelo Franzò
Lo hanno fatto praticamente all’unisono.
Come possa saltare in mente a un leader politico una frase come “fareste educare i vostri figli da Berlusconi?” rimarrà per me sempre un mistero. Perché ho sempre pensato che chiunque, soprattutto un politico, dovrebbe azionare il cervello ben prima di dichiarare.
Questa volta hanno ragione quelli del centrodestra. Se sei ormai accecato dall’odio non pensi più, segui un istinto che infine ti porta a essere infame e inconcludente. Una frase, quella di Franceschini, che crea disagio, a chi è padre, a chi è figlio, a chi vorrebbe politici che dibattono di politica.
Credo che Franceschini abbia perso la testa e credo che ancora una volta la responsabilità sia anche del quotidiano che più danni ha prodotto nello sviluppo di un progetto culturale della sinistra, “Repubblica”.
Da un decennio ormai il giornale più amato dalle persone libere da pregiudizi, moderne, in senso letterale progressiste, depositario delle migliori firme del giornalismo italiano e di illuminati scrittori di tutti i continenti, ha confuso il proprio ruolo. Ha ceduto alla politica facendone parte, non ha più registrato i fatti e innescato polemiche opinioni sugli stessi.
Mauro ha pensato di essere non solo il direttore di un giornale ma il timoniere di una parte politica del Paese. Con le sue battaglie, a volte certamente in buona fede, ha finito col condizionare i movimenti del partito della sinistra democratica italiana. Fino a mandarli a sbattere. E’ accaduto così anche a Franceschini, nonostante le sue origini democristiane.
Sulla vicenda Noemi il giornale di Mauro ha innescato una campagna tesa, sul modello americano, a discreditare Berlusconi, arrivando al limite dell’accusa di pedofilia. Una cosa bassa perché arrivare a questo senza averne le prove (da questo immagino la mancanza di un’accusa esplicita) è da deriva, da collasso, da implosione della stessa idea di dialettica comune. E il dolore è ancora più grande perché la firma in calce a ogni pezzo, da quello serio e rigoroso delle dieci domande, a quelli gossippari di interviste a fidanzato e zia di Noemi, è quella di un giornalista tra i migliori che l’Italia abbia mai avuto: Giuseppe D’Avanzo. Io non ho dieci domande, ma una sola per D’Avanzo: cosa lo ha spinto ad arrivare fino alla pubblicazione delle lettere di due fidanzatini, le loro foto, portarlo alla caccia di un parente che potesse sollevare appena un po’ i pruriti già eccessivi di una civiltà allo stremo?
“Repubblica” è diventato un giornale sbagliato. Non siamo più il Paese che costrinse Leone alle dimissioni, non siamo mai stati il Paese del Watergate. Quella su Noemi, montatura o meno, è una storia che non fa breccia nel senso che “Repubblica” vuole. Francamente appare innescata dall’odio cieco, quello stesso odio cieco che ha fatto pensare a Franceschini di poter essere lui il grande moralista che può salvare l’Italia dal decadimento dei costumi.
Ho sempre scelto liberamente per chi votare, e spesso ho votato a sinistra.
Ma se oggi la sinistra è Franceschini, se oggi “Repubblica” rappresenta la sinistra, allora io cambio area, cambio aria.
Carmelo Franzò
Iscriviti a:
Post (Atom)
MALGRADO TUTTO
“Ci vorrebbe un giornale” diceva Indro Montanelli malgrado fosse Direttore de "Il Giornale". Ancora oggi ci vorrebbe un giornale, malgrado le strade siano piene di free press, malgrado il web sia stracolmo di giornali on-line, malgrado ci siano una miriade di quotidiani le cui copie rimangono invendute nelle edicole.
Malgrado tutto, c’è ancora bisogno di scrivere, di sperare nella purezza dell’informazione ma soprattutto c’è ancora bisogno di sapere e di partecipare.
Questo blog è solo uno fra i tanti e non sopperirà alla mancanza di un giornale. Proverà, però, a raccontare i fatti, a fare cronaca, a mettere a confronto opinioni opposte dando spazio alle minoranze morali. Chi ha voglia di mettersi in gioco e di farne parte non esiti a contattarmi.
Massimo Troisi nel film “Il Postino” diceva a Pablo Neruda: “La poesia non è di scrive è di chi se ne serve”. Allo stesso modo io mi servo del nome “Malgrado tutto”. E così chiedo venia a Gaetano Savatteri, Giancarlo Macaluso e Carmelo Arrostuto, che nell’80 a Recalmuto, fondarono la rivista “Malgrado tutto”. Secondo Sciascia: “Il più bel titolo che si possa trovare per un giornale”. Non a caso, oggi, Savatteri e Macaluso sono firme autorevoli del giornalismo siciliano e italiano. Non mi sento all’altezza di utilizzare questo nome ma, oggi come allora, l’esigenza lo impone.
Se è vero, come è vero, che l’Italia sta vivendo l’età della crisi ideologica, penso che, malgrado tutto, bisogna continuare a credere.
Malgrado gli inni di propaganda elettorale, malgrado i politici vengano osannati come eroi, ancora di più se hanno processi pendenti, malgrado le false promesse da parte dei partiti sia di destra sia di sinistra, malgrado i programmi televisivi demenziali, bisogna lottare e rifiutare il disinteresse.
Questo blog punterà un occhio su Messina, la città dove sono nata e dove, malgrado tutto, un giorno vorrei tornare. L’altro guarderà l’Italia e in particolare Roma, la città dove sto continuando gli studi di giornalismo perché, malgrado tutti dicano che sia un mestiere ormai finito, spero che il futuro mi riservi una possibilità.
Gabriella Cerami